18 MARZO 2026 11H30: 55 MINUTI DI LEZIONE DI VITA ATTRAVERSO LA GASTRONOMIA: CARLO PETRINI A MONTECARLO SPIEGA AI GIOVANI ALLIEVI DEL LYCEE RANIERI III DI MONACO COME É NATO IL MOVIMENTO SLOW-FOOD
- ROMEO FERRERO

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Nel 1986, a Bra, in Piemonte, Carlo Petrini diede vita a un’idea destinata a cambiare il modo di concepire il cibo e la cultura gastronomica. In un’epoca dominata dalla velocità, dall’industrializzazione e dall’omologazione dei gusti, nasceva il seme di quello che sarebbe diventato il movimento Slow Food. L’episodio simbolico che segnò l’inizio di questa rivoluzione culturale fu la protesta contro l’apertura di un Fast Food in Piazza di Spagna, a Roma. Petrini e altri intellettuali e gastronomi si opposero non tanto al singolo locale, quanto al modello culturale che rappresentava: un’alimentazione veloce, standardizzata e priva di identità. Nel 1987, attraverso un manifesto pubblicato sulla rivista Il Gambero Rosso, prende forma la filosofia di Arcigola, il nucleo originario di Slow Food. Questo testo pone al centro il piacere gastronomico come diritto fondamentale e invita a riscoprire le tradizioni locali, opponendosi all’appiattimento del gusto imposto dall’industria alimentare. Due anni dopo, nel 1989, a Parigi, viene firmato il Manifesto internazionale di Slow Food. Qui il messaggio si amplia: la critica alla ‘fast life’ diventa una riflessione globale sul rapporto tra uomo, tempo e consumo. Il movimento si propone come difesa del "piacere lento", consapevole e radicato nei territori. Negli anni successivi, Slow Food si sviluppa fino a diventare una rete internazionale presente in oltre 160 paesi. Il suo messaggio si sintetizza nel celebre principio: “buono, pulito e giusto”. Buono, perché il cibo deve essere di qualità e gustoso; pulito, perché prodotto nel rispetto dell’ambiente; giusto, perché equo per chi lo produce e accessibile per chi lo consuma. Oggi Slow Food rappresenta molto più di un movimento gastronomico: è una filosofia di vita che promuove sostenibilità, biodiversità e rispetto delle culture locali. In un mondo sempre più veloce, il suo invito rimane attuale: rallentare per vivere meglio, anche a tavola.

Continuando la sua lezione all'Auditorium del Liceo Ranieri III di Monaco, evento organizzato dallo Slow-Food Monaco Riviera Côte d'Azur in collaborazione con la scuola alberghiera monegasca, Carlo Petrini ha preso come esempio il libro dei libri della Gastronomia "La Physiologie du Goût" di Jean Anthelme Brillat-Savarin pubblicato nel 1825. Il libro è molto più di un libro di gastronomia: è una riflessione raffinata sul piacere, sulla cultura e sull’identità umana attraverso il cibo. In queste pagine, l’autore — magistrato e fine osservatore della società — costruisce un ponte tra scienza e sensibilità, trasformando l’atto del mangiare in un’esperienza intellettuale oltre che sensoriale. Per Brillat-Savarin, il gusto non è un semplice senso, ma una porta d’accesso alla conoscenza. La gastronomia diventa così una vera e propria scienza dell’uomo, capace di raccontare chi siamo, da dove veniamo e come viviamo. Il celebre aforisma «Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei» sintetizza perfettamente questa visione: il cibo è identità, cultura e memoria. L’opera non si limita alla filosofia. Tra aneddoti, osservazioni e riflessioni, l’autore esplora anche temi sorprendentemente moderni: la digestione, il comportamento alimentare, il rapporto tra dieta e salute. Al centro di tutto emerge il valore della convivialità. Mangiare non è mai un gesto isolato, ma un rito sociale che unisce, crea legami e costruisce comunità. Oggi, a distanza di due secoli, questo libro continua a ispirare il pensiero gastronomico contemporaneo. La sua eredità si ritrova nei movimenti che difendono il piacere consapevole del cibo, il rispetto delle tradizioni e il tempo lento della tavola. La Physiologie du goût resta quindi un invito attuale: riscoprire il gusto non solo come piacere, ma come forma di cultura e arte di vivere.

E ancora Petrini: negli ultimi anni, il tema del cibo ha assunto un significato che va ben oltre la semplice nutrizione. Mangiare non è più soltanto un bisogno quotidiano, ma un atto profondamente legato all’ambiente, alla società e alla cultura. In questo contesto, i giovani rappresentano la generazione chiave chiamata a comprendere e affrontare una verità fondamentale: le risorse alimentari del pianeta non sono infinite. Uno degli aspetti più contraddittori del sistema alimentare moderno è lo spreco. Ogni anno, tonnellate di cibo perfettamente commestibile vengono buttate via, mentre milioni di persone nel mondo soffrono la fame. In questo scenario, il gastronomo assume un ruolo sempre più importante e complesso. Non è più soltanto un esperto di sapori, tecniche e tradizioni culinarie, ma diventa una figura consapevole, capace di leggere il cibo in tutte le sue dimensioni. Il gastronomo deve essere attento ai problemi della sostenibilità, dello spreco alimentare e della qualità delle materie prime. Deve interrogarsi sull’origine degli ingredienti, sulle condizioni di produzione e sull’impatto ambientale delle scelte alimentari. Allo stesso tempo, ha il compito di educare e sensibilizzare: attraverso la cucina, la scrittura o la comunicazione, può trasmettere valori importanti, promuovendo un consumo più responsabile e consapevole. Essere gastronomo oggi significa quindi unire competenza tecnica, cultura e responsabilità sociale. È una figura ponte tra tradizione e futuro, capace di valorizzare il cibo non solo come piacere, ma come risorsa preziosa da rispettare.






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