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PER LA SALVEZZA DI CAMPOROSSO - VIVA, PREMUROSA, CALOROSA ISTANZA DEL COLONNELLO FRANCESCO GIBELLI - CAMPOROSSO DICEMBRE 1912

Aggiornamento: 17 mag

ALL' ILLUSTRISSIMO COMMENDATORE INGEGNERE ERNESTO MARSAGLIA DEPUTATO AL PARLAMENTO NAZIONALE PEL COLLEGIO Dl SANREMO NELLE ARTI DELL'INGEGNERIA PERITISSIMO VANTO E DECORO DELLA NUOVA ITALIA CUI DIEDE RINOMANZA ED AMMIRAZIONE FINO AL Dl LÀ DEI CONFINI PER LE GRANDI OPERE COMPIUTE QUESTA MEMORIA DISADORNA MA FATTA D'AMORE PEL NATIO LOCO DEDICA L'AUTORE CON DEVOTO PENSIERO Dl CITTADINA RICONOSCENZA CON ANIMO FIDENTE COME FIGLIO NEL GENITORE GRANDE.


Stampato gratuitamente: pro argine Camporosso dalla Tipografia Pietro Gibelli a Bordighera


SCHIARIMENTO


La memoria è un pò lunga; vi sono parecchie ripetizioni; molte cose si sarebbero potute sopprimere o più brevemente notare. È che io voleva pur dire qualche cosa ai miei Concittadini, Pei quali, certe raccomandazioni e notizie, se anche abbondantemente conosciute non è male ridire. Se vi sarà anche uno solo che leggerà volentieri, il tempo per me non sarà stato perduto. Le Autorità, le altre Egregie persone che potranno leggere, solo dal sommario vedranno già di che si tratta.

In questa compilazione mi furono larghi di consiglio e di aiuto, gli Anziani del paese, il Sig. Sindaco Augusto Garzo, l'avvocato Francesco Gibelli, Antonio Gibelli (Barbarossa) presidente del comitato Permanente pro argine, ed altri.

A tutti vivissime grazie.

Ringrazio pure ampiamente il « Giornale Ligure » di Oneglia, che gentilmente stampò i primi articoli che furono come punto di partenza della Presente memoria. F. GIBELLI.


SOMMARIO

CAPITOLO I.

Perduto reddito degli olivi — Orti devastati -- dal Nervia — Disperata situazione economica del paese Appello al Governo.

CAPITOLO II.

La mosca olearia in 37 anni ha arrecato a Camporosso 24 milione e mezzo di danni.

CAPITOLO III.

Guasti del Nervia alla strada provinciale — Minacciato seriamente lo stesso abitato di Camporosso — Governo e Provincia hanno interesse a provvedere per evitare danni allo Stato.

CAPITOLO IV.

Alluvione di Val Nervia nel 1910 — Pericolo di guasti alla strada nazionale della Cornice —- Zona pericolosa dei due ponti Nervia --- I ponti troppo stretti — Colleganza di lavoro coll'arginatura del Nervia --- Interesse dello Stato.

CAPITOLO V. Terreno a monte di Camporosso  — Devastazione e guasti ai terreni e al canale (bedale) — Anche qui sono danneggiati gli interessi dello Stato — Rinnovato appello delle popolazioni.

CAPITOLO VI.

Tristi condizioni del lato est del paese — Fate l'argine e tutto sarà finito.

CAPITOLO VII.

Più urgente dell'igiene, è la necessità di vita — Nuova conduttura d'acqua  — Necessità di nuove coltivazioni.

CAPITOLO VIII.

Grave stato di crisi del paese — Non è tempo di pensare ma di fare  — Nuovo appello della popolazione  — I tre grandi lavori compendio di crisi: a) Arginatura del Nervia; b) Nuova conduttura d' acqua; c) Igiene del paese — Arginatura del Nervia (152 Ettari di terreno; 8000 m. di argine) --- Miracolo dell'arginatura —- Larghezza dell'alveo — Collegamento del paese colla regione Braie — Ponte Braie — Collegamento del paese cogli altri territori al di là del Nervia  — Tre Passerelle.

CAPITOLO IX.

Torrente Cantarana (o di Ciaixe) — Tombino di San Rocco.

CAPITOLO X.

Precedenza dei lavori in linea di urgenza.

CAPITOLO XI

Piantagione di pioppi e strada lungo argine — I boschi sono fondo inalienabile  — Testa d'Alpe — Floridezza ritornata.

CAPITOLO XII

Piano finanziario.

CAPITOLO XIII

Nuova conduttura d'acqua.

CAPITOLO XIV

Igiene del paese, lato est.

CAPITOLO XV

Viva, premurosa, calorosa istanza.


PER LA SALVEZZA DI CAMPOROSSO


I


Perduto reddito degli olivi Orti -- devastati dal Nervia -- Disperata situazione economica del paese -- Appello al Governo.

Una volta, bisogna proprio cominciare così, Camporosso, che è il primo paesello di Val Nervia a tre chilometri dal mare, era una terra fruttifera che ricompensava adeguamente i suoi abitatori; tutta gente rotta al lavoro, instancabile, forte per secolare vita rude dei campi.

Sui due fianchi della vallata gli olivi; piantati e cresciuti con tante fatiche fin tra le pietre, davano frutti sani e copiosi. In basso sul fondo valle, ampi terreni coltivi che davano in abbondanza frutti e verdure. Qua e là vigneti di buon rossese pel consumo locale.

Ora ?

Ora gli olivi non fruttano più, non danno più pane, e gli orti sono stati portati via dal torrente Nervia. Quanto alle poche vigne, sebbene non meriti conto parlarne, sono tutte invase o distrutte dalla filossera.

La mosca olearia, irriducibile, e contro alla quale non si combatte, ha sempre danneggiato gravissimamente e distrutto il raccolto. Sì che dai molti anni che è apparsa, non vi fu più una sola annata, non ottima, che è fatto che più nessun ricorda, ma, dico, non vi fu più annata passabilmente mediocre.

Adesso si è aggiunto l'altro flagello della fleotripide, e, non solo i frutti, ma anche le piante sono distrutte.

Dagli olivi queste malattie disastrose passano ad ogni altra pianta da frutto.

La gente, fatta ormai conscia per lunga e dura prova che qui non va può più vivere, diserta le sudate e pur tanto e di amate campagne e va a giornata, sulle marine di Bordighera e di Ventimiglia, va in emigrazione temporanea a Mentone, a Monaco, a Nizza, a Cannes, a Marsiglia ; molti passano l'oceano e più non tornano.

La gente, dolorata e triste, diserta, non per puro amore di guadagno, ma come spinta da forza maggiore che scaccia e le grida: allontanati. Rimane solo chi non può partire, e rimpiange il suo rimanere perché causa di privazioni e stenti, e spesso non sa come pagare l'esattore; né pagherebbe senza il denaro di fuori.

Nelle alte valli dove per la più sentita rigidezza del clima le malattie degli olivi non hanno tanto presa, il raccolto è sempre buono, sonvi inoltre pascoli e boschi ed anche terreni seminativi. Qui, a Camporosso, che non è tuttavia ancora marina, non vi sono che olivi e niente altro. Olivi ed Olivi; campi estesi che stanno per diventare vere macchie selvagge.

Gli alberi, non' più curati, passano o sono già passati a rami spinosi, e sotto, il suolo insterilisce e si copre di sterpi.

Una desolazione!

Dunque si dovrà abbandonare questo paese?  

Non mai.

Anche questo paese ha diritto di godere della sua parte di bene, di luce; di sorriso e di sereno come così largamente piove dal cielo su questa regione.

Ha diritto di goderne e può. La gente di qui è dolorate é straziata, ma ha nel sangue sempre vive le forze sublimi dell'antica razza ligure, che si compendiano tutte nel desiderio di lavoro forte, continuo, feroce nella sua costanza verso un fine giusto ed onesto. Il lavoro per questa gente, più che desiderio è necessità di vita, che pare più bella quanto più aspra e dura.

Non non possono però lottare isolatamente, e tanto meno individualmente, gli uomini, con speranza di vincere e già ne hanno fatto esperienza. E' necessità assoluta che uno scopo solo tuttl li unisca, scopo organico e alto, nel quale tutti gli sforzi concorrino a flne di conseguire il bene comune; un bene ad uno stato tale di cose che metta queste genti nella condizione potersi guadagnare la vita lavorando.

Per assorgere a questo stato potenziale di lavoro produttivo e rigeneratore, gli abitatori di Camporosso non possono chiedere che sia ridata loro la floridezza dei campi olivati che non è, almeno per ora, in potere di nessuno; essi chiedono che siano loro restituiti i terreni ortivi che il torrente Nervia gli ha tolto, malgrado ogni loro più grande ed immane sforzo di lavorazione e di ricoltivazione. Chiedono che siano loro restituiti questi terreni, la quale cosa non solo è possibile, ma è consigliata da una ben avveduta economia agraria e da una non meno bene oculata previdenza sociale.

Pronti, questi abitanti, ad ogni concorso di opera e di sacrificio, essi hanno però bisogno dell'intervento sollecito, volonteroso e generoso dei Corpi costituiti, della Provincia, e del Governo centrale; hanno bisogno dell'interessamento vivo, amorevole, efficace di tutte le autorità, dei personaggi che sanno e possono, degli onorevoli rappresentanti nei Consigli della Provincia e nel Parlamento.

Questo intervento„ questo interessamento sollecito, reale, pratico e risolutivo gli abitanti di Camporosso chiedono, con ogni loro più viva istanza, ai loro Deputati, agli illustri lngegneri del Genio Civile della Provincia, all' Ill.mo Sig. Prefetto, a S.E. il Ministro dei Lavori Pubblici, così operoso e solerte tanto del pubblico bene.

x

Gli abitanti di Camporosso chiedono l'intervento efficace delle autorità superiori, Governo e Provincia, perché li aiutino a riconquistare sul torrente Nervia i terreni perduti, perché solo in essi vedono la via d'uscita dallo stato, non solo precario, ma di desolazione nel quale si trovano; nel quale sono forzatamente caduti per opera di forza maggiore, per opera di forze ignote, potenti continue contro le quali nulla può volontà umana ed energia e costanza e risolutezza di combattere. Riacquistate le terre e assicuratele dalle piene rovinose del torrente, essi, gli abitanti di Camporosso, si daranno a tutt'uomo come ben sanno, alla coltivazione dell'orto e del frutteto, e nuovamente potranno avere la grande, umana soddisfazione di guadagnarsi la vita col lavoro delle proprie braccia, col sudore della propria fronte.

Godranno nuovamente della intima soddisfazione di potere riconoscere se stessi non più manuali tributari degli altri, asserviti d'opera e di schiena, ma uomini liberi, padroni del proprio lavoro e della propria persona, a benefizio grande e conforto delle loro famiglie, a maggior utile sociale nel concorso efficace e nello sviluppo, continuo delle più alte attività della famiglia italiana.

II

La mosca olearia in 37 anni ha arrecato a Camporosso 24 milioni e mezzo di danni.

Ma io debbo dare fin d'ora la prova più evidente, di questa tristissima condizione della produzione olearia e finanziaria.

Le macchine da olio o frantoi, in questo paese tutti a caduta d'acqua, constano essenzialmente di un gombo, corne chi dicesse un palmento in un molino da grano.

Il gombo è costituito da una pietra circolare, dormiente, e da un giro di pietre da taglio tutt'intorno ben collegate e salde in modo da formare una specie di vasca dell'altezza di 80, 90 centimetri, un po' piìl svasata in alto. Dentro la vasca, che è propriamente il gombo, gira una pesante macina di pietra portata attorno da un albero imperniato in mezzo al dormiente, e messo esso stesso in moto dalla. gran ruota esterna. La macina ha, all'incirca, m. 1.70 di diametro, e spessore di 0,30 alla parte centrale, da dove va diminuendo gradatamente fino ad avere soli m. 0,10-0,13 alla periferia, ossia all'orlo frangente.

Collo stesso nome di gombo si indica anche la vasca con la sua macina, e si dice pure semplicemente gombo per indicare tutto il frantoio. Di solito un frantoio ha un solo gombo ; ve ne sono anche con due e più.

Una macina gira più o meno velocemente, a seconda della quantità d'acqua e della sua caduta, ed a seconda della carica o quantità di olive messe nel gombo.

La carica ordinaria è di 25 quarte. Una quarta corrisponde

a due decalitri. Quindi la carica ordinaria di un gombo è di 50 decalitri, cioè ettolitri 500. Questa carica corrisponde al lavoro di un torchio solo. Dove sono due torchi per ogni gombo o macina si usa carica doppia, fino a 10 ettolitri.

Si può tenere per maggiore fondatezza di computo che la carica sia sempre l'ordinaria di 500 ettolitri.

La durata della molitura della carica dipende dalla velocità di giro della macina e dal suo peso. Si può ritenere che la durata media di frangitura, ossia della riduzione dei frutti in pasta molle, pronta per essere torchiata, sia di 3 ore.

E' uso che i gombi marcino sempre giorno e notte, senza fermarsi mai. I proprietari di frantoi li affittano ai singoli produttori a giornate, a mezze giornate, anche a quarti, con turno di dodici o di quindici giorni. Quando vi è buona annata, i produttori premono sempre un dopo l'altro per andare al frantoio, e le macine non si fermano che il tempo di pulire i gombi da un produttore all'altro. Ritenuta la media di 3 ore a carica (detta anche pistagna per indicare quella qualunque quantità di olive che si mette tutta in una volta nel gombo) si hanno 8 cariche nelle 24 ore. Per più sicurezza si può ritenere che la media delle cariche (pistagne) nelle 24 ore sia di 7. Quindi ogni macina molisce in media nelle 24 ore, 35 ettolitri di olive (5 X 7).

Il movimento dei gombi comincia, di solito, a metà novembre e va fino a metà giugno. Si può ritenere come media di buon lavoro 6 mesi, cioè da dicembre a maggio inclusivi, inteso nelle buone annate, quelle di una volta. Nei 6 mesi sopradetti vi sono 180 giornate di lavoro. Una macina frange quindi 6.300 ettolitri di olive (35 X 180).

La resa dell'olio mangiabile è di Kg. 1, 2 e 3 per quarta di 20 litri. Si può ritenere come dato pratico attendibile che la resa media di 1 quarta sia di Kg. 2,00 : cioè Kg. 1,00 a decalitro.

Per 1 ettolitro di olive la resa media in olio sarà di Kg.10,00.

Il prezzo dell'olio al frantoio varia da L. 1,40 a L. 2,00 al Kg,

Si può ritenere il prezzo medio di L. 1.50 al Kg. Il prezzo medio per 1quintale sarà di L.150,00.

Questo prezzo medio di adesso vale anche per il passato.

In conclusione : una macina in un anno frange ettolitri di olive 6.300,00 che a 10 Kg. olio per ciascun danno un totale di 63.000 Kg. ossia quintali 630,00. 630 quintali olio, a lire 150 danno la somma di L. 94.500,00. Dunque una macina in una stagione annuale produce L. 94.500,00.

X


Nel periodo che corre dal 1860, per non andare più lontani, fino al 1875, le macine che funzionavano ritenute tutte, per maggiore attendibilità di deduzione ad un solo torchio, e quindi a carica ordinaria erano le seguenti:

Vallone Seborrino : Ciarrin 2, Bertumelin 1, Marchese1

4

La Rocca

1

Vallone Cantarana : Armenio 1. Avustinetto 1, S. Francesco 1

3

Vallone i Sampeiro: Batturi 1 Vallone Montecurto : Bala 1

2

A Camporosso : Defizio nuovo 1, Spulo 1, defizietto l, Murin 1

4

Canei : Biancheri Michelin 2

2

Totale macine

16

Queste 16 macine erano tutte in movimento tutta: la campagna olearia.

Esse frangevano in totale, 100.800 Ettolitri d'olive (6300 X 16):

Producevano in tutto 10.080 quintali olio (100.080x10:100):

Ai quali corrispondeva una somma di Lire 1.512.000,00 (10080,00 x 150).

Nel periodo di tempo sopra indicato il paese contava1800 abitanti, in via di accrescimento. Ad ogni abitante corrispondeva pertanto una quota parte valore olio di 840 lire (1.512.00,00:1800)

Il paese era ricco.

Dal 1875 in poi le annate sono andate indebolendo, sempre, sempre.

Oggi, dicembre 1912, tutti i gombi dei Valloni sono abbandonati e ridotti ai soli muri perimetrali, scoperchiati e cadenti ; quelli della Rocca e di Biancheri Michelin sono chiusi da anni e inservibili.

Oggi, dicembre 1912, sono in funzione solo N. 2 gombi in Camporosso, uno al frantoio Nuovo e l'altro al Defizietto. Questi due gombi marciano solo di giorno, senza affrettare, e di tanto in tanto sono fermi. Frangono per un solo torchio, sebbene, ne abbiano due, cioè a carica ordinaria di 5 ettolitri, (25 quarte), e solo la metà delle olive che frangono sono delle terre di Camporosso; l'altra metà provierie da fuori. Una sola macina sarebbe più che sufficiente per tutto il raccolto di Camporosso che non arriverà sicuramente ad aprile.

Supposto anche che le due macine attualmente in azione, lavorassero giorno e notte per 180 giorni alia stessa stregua delle precedenti 16, e tutto il prodotto fosse di provenienza camporossina, si avrebbero i seguenti dati :

Ettolitri d'olive frante N. 12.600 . (6.300 x 2)

Quintali d'olio prodotto n 1.260 ( 12.600x10:100

Valore dell'eolio prodotto L. 189.000,00. . (1960 x 150)

Oggi, censimento del 1911, gli abitanti di Camporosso, come dirò in appresso più distesamente, non sono più 1800, ma solamente 1645. Ad ognuno di questi abitanti, col raccolto di quest'anno spetta una quota parte . valore olio di L. 115,00 (189.000:1645). L

I confronti sono odiosi, ma bisogna pur farne qualcheduno.

Prodotto di un annata nel periodo delle 16 macine L. 1.52000,00 Prodotto dell'annata in corso 1812 L. 189.000,00. Differenza L. 1.323.000,00

Il paese di Camporosso perde solamente in quest'anno Un milionetrecentoventitremila lire.

Un abitante del periodo delle 16 macine aveva L. 840,00

Un abitante di adesso, anno 1912, ha L 115,00 Differenza L. 725,00

Ogni abitante di adesso perde solo in quest'anno lire Settecentoventicinque.

Ma il conto così fatto non corrisponde al vero, poiché il raccolto di quest'anno si può fin d'ora ritenere che sarà finito a metà marzo, forse anche prima ; alcuni proprietari han già bell'e finito; ed è inutile dire che moltissimi non hanno nemmeno potuto cominciare.

Le macine lavorano solo per dodici ore sulle 24, senza alcuna fretta e con qualche, giorno di riposo, quindi le giornate lavorative, anche ritenuto intero tutto il periodo di 180 giorni, si riducono a N. 90, cioè alla metà.

Delle olive che si frangono solo la metà appartiene agli abitanti di Camporosso, quindi la quota parte di essi già divisa per mezzo una volta si torna a suddividere in due metà, ed agli abitanti di Camporosso non tocca che il quarto della quota parte sopra ricavata L. 28.75.. (115,00 : 4) da bastare per le spese di tutto l'anno e contato d che questa quota è un prodotto lordo.

E tuttavia, ad occhio e croce, si giudica che anche questo misero prodotto lordo individuale non sarà neppure raggiunto. Una disperazione !

Donde viene tanto disastro! Non è certamente da imputare ai lavoratori delia terra. È dovuto esclusivamente alle tre notisssime malattie dell'olivo, che solo qui sotto nomino a maggiore persuasione della enormezza dei danni.

La Morfea, voce del paese, parassita nero, caliginoso, untuoso copre. le foglie e i rametti fruttiferi, di un deposito grasso sporco ed impedisce fin la fioritura delle piante.

La Fleotripide, altro parassita, intacca le foglie nel gambetto che le unisce ai ramoscelli e le fa cadere. Si vedono alberi, con su ancora i frutti, privi di foglie. I frutti insecchiscono come i rami che li portano, e bisogna tagliare giù, fin nei tronchi, siano pure gr alberi sanissimi e ben curali.

Il T. Colonnello Tiranti ha osservato che anche i piccoli rametti destinati a portare i frutti per la nuova annata, sono intaccate dall'insetto e quasi recisi. Battendo con l'accetta su di un ramo che doveva tagliare si vide come una pioggia di rametti a terra, osservati, risultò che erano tutti tagliati nello stesso modo per i tre quarti dello spessore.

La mosca olearia : È da 30 e più anni il vero flagello di queste campagne.

Piccolissimo insetto, bianchiccio, che non fa rumore e. non si fa vedere ; gira silenzioso, invisibile tra le foglie delle piante, e compie inavvertito, indisturbato la sua opera di distruzione. I coltivatori non hanno nessun mezzo per combatterlo, né tanto né poco.

All'epoca della fioritura gli olivi, immancabilmente, mettono fuori tanti grappoli fioriti. che basterebbe la centesima parte di essi andasse a bene per assicurare una annata di grande rendita In giugno e luglio graniscono i frutti, ed in agosto arrivano quasi al quarto della loro grossezza. Rivestiti di una pellicola già un po' carnosa, soda. liscia, del belissimo colore verde speciale, sono in quel tempo la più grande promessa e speranza dei coltivatori. Passa una settimana o poco più, e i frutti, dall'aspetto sanissimo, cominciano a cadere, spesseggiano e coprono il terreno ; e cadono sempre in settembre, in ottobre. negli altri mesi, finché gli alberi si vuotano:

Al campagnolo si spezza il cuore.

Tutte quelle piccole olivette hanno una puntina nera che appena si vede ; tutte, neanche una eccettuata. La mosca olearia, silenziosa, non veduta, ha compiuto la sua opera di distruzione volando incessantemente da un frutto all'altro, deponendo ill ciascuno il sno uovo. Il vermetto è nato, si nutrisce, cammina sotto pelle al piccolo fruttò e lo fa cadere, continuandone la distruzione anche dopo caduto.

É incredibile come possa avvenire tanto disastro da insetti, piccolissimi, ma pur visibili ad occhio nudo, non avvertiti in nessun modo e forse anche pochissimi di numero.

In una misura da 5 litri entrano 3020 olive mature, varie, di questo mese di dicembre. Un albero medio di queste campagne può dare 6 quarte. (12 decalitri) ossia 24 misure da 5 litri. il numero totale medio delle olive per albero è di 72.480. Nel mese di agosto-setlembre il numero delle olive è ameno doppio. Saranno 150.000. Gli alberi sono migliaia e migliaia, il numero dei frutti è presso che inconcepibile, e in meno di 15 giorni sono tutti punti dalla mosca, che non si vede e non si sente e tutti vermati. Una sola mosca, deve visitare dei milioni di frutti, ed è caratteristico che essa, quasi avesse l'istinto del suo enorme lavoro di distruzione, non depone mai più di un solo uovo per ogni frutto, come per economizzare la sua provvista a maggior danno del raccolto.

Il danno arrecato quest'anno da questo insetto si è già visto, è di L. 1.320.000 ; vi sono state delle annate anche peggiori.

Supponendo che la diminuzione del raccolto sia stata graduale, dal 1873 ad oggi 1912, si ha la progressione decrescente di anno in anno, per una scala di 37 anni di produzione da un massimo nel 1875 di L. 1.512.000,00 ad un minimo nel 1912 di L.189.000,00

L. 1.701.000,00 : 2 = L. 830.500,00

Sommando questi due estremi e dividendo per 2, si ha la media della produzione annuale del periodo di decrescenza che risulta di L. 850.500,00.

Se le annate fossero sempre state come nel tempo delle 16 macine il paese dal 1875 fino adesso avrebbe introitato L.1.512.000 x 37 L. 55.944.000,00

Invece ha introitato solamente 850.500 X 37 = 31.468.500,00

Differenza in meno L. 24.475.500,00 ( II Sig. Luigi Dop, delegato francese e vice presidente nell'Istituto internazionale di agricoltura a Roma, rileva che le perdite mondiali, causate dai parassiti delle piante sono almeno di 5 miliardi. Se il Sig. Dop, non ha tenuto conto di questo povero sperduto paese che è Camporosso, la detta cifra deve essere aumentata di milione e mezzo.)

Dunque il paese, per effetto della mosca olearia, in 37 anni ha perduto 24 milioni e mezzo di lire ; da 1800 abitanti è sceso a 1645, mentre avrebbe dovuto salire oltre i 2000, ed ha perduto o mancato di produrre, almeno 400 uomini ; ed ora per raccogliere quanto raccoglieva prima un uomo solo, ce ne vogliono 40.

La mosca olearia ha aumentato il lavoro del 40 per 1 e gli uomini disertano o scompaiono scacciati via da questo miserissimo insetto che pesa meno di 1/100 di grammo. Iddio ha creato l'uomo Gigante della terra, e gli ha detto : Va moltiplicali, lavora e domina. Che gli abitanti di questo paese non sappiano sottrarsi da morte perché attaccati da una miserissima mosca, che è un pulviscolo impercettibile ? Che i giovani di questo paese, perché attaccati da questa miserissima mosca che pesa meno di di grammo, debbano rinunciare al compimento del più alto dovere sociale dell' uomo, al godimento della più pura ed elevata gioia umana, quello di crearsi una famiglia ? Che debbano lasciar deperire, annientare il paese ! ?

Giovani ! Lavorate, rompete la terra. Distruggete le piante che non danno frutti e moltiplicate ; ridate al paese tutti i 400 uomini perduti.


X

Coltivazione degli Olivi. Distruggete le piante che non danno frutti ; sicuro. ho detto così, e così deve essere fatto, ritengo almeno che non vi sia nessuno che possa darmi torto.

Distruggete le piante inutili; non voglio però dire con questo : Guerra agli olivi.

Non potete mettere dappertutto rose, garofani, ciprie, e piante odorose. Con gli olivi hanno vissuto e son state bene tutte le generazioni passate. Questi nostri monti, questa nostra valle sono residenza naturale degli olivi. Quale altra ragione vi potrebbe essere perché tutte queste nostre campagne, le colline e i poggi aprichi fossero ricoperti, di palmizi, di castagni, o di altre boscaglie ? Non si può fare a capriccio con la coltivazione del suolo. Ad ogni zona e regione, la sua pianta adatta ; non si può nulla contro l'ordine di natura. Per questi nostri terreni, a scalette e ripiani, ben ventilati, ben soleggiati; l' olivo è la pianta naturale che rigogliosa cresce, e ben frutta copioso saluberrimo olio. I Nizzardi sempre qui hanno largamente attinto e fatte, ai tempi buoni, le grandi provviste, e l' olio di Nizza, a ragione tanto stimato e decantato è sempre stato, in gran parte, olio di Camporosso, grande produttore, e dei paesi finitimi.

L'olivo sarà sempre la pianta regina, l 'albero regnante di questa valle, e segnatamente di questi nostri colli, che sentono il soffio fresco dei monti di sopra Pigna, e si specchiano nel mare azzurro. L'olivo fa parte della nostra vita, della nostra casa ed io ne parlo volentieri di proposito a costo di dilungarmi un momento, tanto: più che avendo indicato gli effetti, i danni della mancata produzione olearia ed in parte anche le cause ultime di essa; mi sembra più che opportuno, necessario, che io dica anche quali sono, a mio avviso, le cause primigenie ed il modo di ripararvi.

L' olivo non esulerà mai da questa nostra terra, e sarà per essa sempre la pianta benedetta ; la pianta a cui la nostra mente e l'anima nostra guardano con simpatia, e con amore, che è la pianta che riunisce in sé tutte le fatiche, le cure ed i pensieri dei nostri maggiori succedutisi nei secoli : Dei nostri proavi dei quali, in ogni angolo delle nostre proprietà fin nei boschi più intricati di rovi, e sugli orli delle più ripide balze, vediamo ed ammiriamo le tracce dei lavori compiuti, che sono monumenti delle loro fatiche.

Quante volte camminando pei recessi delle valli, sulle alte cime dei monti, incontrando muriccioli ancora dritti che sostengono la terra, ora fatta incolta e abbandonata e talora irta di rovi o coperta di bosco, noi pensiamo a quei valorosi pionieri della civiltà, creatori ignorati e dimenticati del nostro bene, scomparsi mille, due mila anni fa e più ancora. lo dico sinceramente che quando nei miei giri per le campagne mi trovo davanti a questi storici ricordi, vivi, parlanti, della operosità e della vita stessa dei nostri primi padri, io mi sento compreso di ammirazione ed insieme commosso di devoto affetto, verso quei nostri primi genitori, donde noi direttamente discendiamo che hanno lavorato per noi, tanto lontani nei secoli, che hanno vissuto degli stessi prodotti di questa terra donde noi viviamo, e nutrite le speranze come noi e sentite le ansie per un buon raccolto, e provate le gioie come noi in seno alla famiglia, sulle sudate benefiche zolle, in mezzo ai figlioli crescenti innamorati al lavoro dei campi. Io parlo a quelle pietre messe una sull'altra e che ancora stanno, e mi sembra di vedere quegli uomini al lavoro, di sentirli a parlare, e di leggere, sui loro volti sereni, piacere, desiderio, emozione pel lavoro compiuto con le loro fide compagne allato, che sono state le nostre prime madri, E noi vi benediciamo, nostre madri, nostri progenitori.

Sia reso onore a quella gente lavoratrice. Ricerchiamo nelle nostre fibre la vivezza di sangue ardente di opera e di cimento, che da quella gente purissima ne viene; imitiamola, quella gente energica, perseverante e ferma; cimentiamo anche noi duramente, ostinatamente le nostre energie nei campi, e, ritorneranno i frutti sani ed abbondanti.

Guardiamoci attorno.

Nessuno di noi viventi o oggi ha piantato o visto piantare un nuovo un oliveto. Noi non sappiamo neanche come si piantano gli olivi. Non è affondando nella terra un pezzo di ramo qualunque, che può essere anche ammalato, od un ceppetto tolto sul tronco a fior di terra ad un albero cadente di vecchiaia, che si prepara una pianta vigorosa e da frutto. Un buon coltivatore dovrebbe prepararsi un vivaio di piante d'olivi seminando frutti scelti, di piante giovani e scelte.

Dunque, affermiamolo bene; nessuno di noi ha piantato o visto piantare oliveti nuovi. E tra le ragioni varie, vi è anche questa: Tanto ; io non raccoglierò certo le olive di queste piante.

Precisamente come quegli che disse 30 anni addietro , quando si trattava della questione dell'argine : Tanto in Fontane, nella mia terra, il Nervia non Tiene; io dico no, non voglio argine.

Oliveti nuovi non ne abbiamo da moltissimi anni ; a ricordo d'uomo, e se è vero che solo i giovani fruttano e vigorosamente, nel campo della produzione e riproduzione fisica, tanto tra gli uomini quanto nel regno animale in genere ed in quello vegetale, come potremo sperare noi di avere eternamente frutti sani e abbondanti da questi nostri alberi che sono stati piantati forse 500, forse 1000 anni fa ?

Aremo sempre meno.

I due termini delle nostre campagne sono in serio contrasto ; e noi siamo in un doppio, grave errore.

Le piante giovani che produrrebbero non si piantano perché si dovrà stare anni a vederli crescere e, se mai, raccoglieranno i figli nostri, quelli che ora non lavorano ; le piante vecchie e cadenti che non danno più frutti si conservano perchè avendone dati tanti nel passato, si spera sempre ne debbano dare ancora, per tutta l' eternità, e costano meno fatica od almeno minor pensiero.

Che cosa possono rendere queste vecchissime piante? L' alimento che ancora possono assorbire dalla terra serve, appena appena, per mantenere quel filo di vita che male persiste nei rami, e che vale tutto al più pel cambio delle foglie, ma per dar frutti no, intendendo un raccolto rimunerativo. Queste piante sono oramai ridotte alla vita legnosa, e, se ancora fioriscono, non hanno più forza per la fruttificazione ; se portano, alle volte, alcuni pochi frutti che sono quelli che tengono tanto quanto deste le fallaci speranze del coltivatore, son frutti tisici e ammalati che si risolvono in nulla.

Insomma ; queste vecchie piante, un tempo di grande produzione, non sono ora che cavalli vecchi e cadenti ; da giovani, fumanti destrieri, ora, tutte le mosche e tutte le fleotripidi vi sono sopra.

Il nostro è errore di calcolo.

Noi tutti sappiamo che, sia nel regno animale che in quello vegetale vi è una legge naturale costante che regola la durata della vita. Per ogni specie tra gli animali come tra le piante è stabilita dalla natura una durata di vita. E la durata della vita di ogni specie si divide in tre periodi : Periodo di sviluppo , periodo produttivo ; periodo di decadenza.

Per gli uomini lo sviluppo è almeno di 15 anni, prima di questa età l'uomo non può reggere a fatiche ; il periodo di decadenza è per lo meno di altrettanto ; in mezzo sta la vita produttiva, salve ben inteso le energie mentali che stanno tutte al di fuori di queste considerazioni,

A 15 anni un cavallo è fuori servizio.

Una pianta di olivo entra in rendila dai 25 ai 30 anni, e prospera quindi sempre più. Il periodo di attività produttiva non si sa precisamente quanto sia ma anch'esso ha il suo limite. II periodo di decadenza, e quindi di inattività decrescente fino a zero è pure assai lungo. E si capisce che è perfettamente inutile tenere in pensione una pianta di olivo ; pesa sulla campagna e sul bilancio agricolo di lavoro come una grossa pietra caricata su di un cavallo da corsa. Ora tutte le nostre campagne sono tanti ospedali di cronici.

I cordiali, le buone cure, servono ancora per qualche poco, tengono, o sembrano tenere più vivace la persona, ma non giovano a nulla. Così è delle piante, né i nutrimenti riscaldanti, né le forti potature, possono più dare quello che non c' è più, La vita produttiva se ne è andata ; inutile sperare. non ritorna più. Le piante vecchie debbono essere tolte e sostituite con delle nuove, le quali, anzi, dovrebbero essere state collocate da tempo e pronte ad entrare in produzione. Così precisamente avviene nei boschi, nelle foreste vergini, e in tutti i terreni dove solo la legge di natura impera. Vi sono piante di tutte le età, e tutti gli anni vi si può raccogliere o far legna senza che la vita si arresti, che diviene anzi più prospera.

Sono ora tanto di moda i garofani. Il garofano è una pianticella che dura 20 0 30 anni e fa fiori tutti gli anni. coltivatori li ripiantano ad ogni anno tutti a nuovo, lavorando a fondo il terreno, purificandolo di ogni erba estranea, concimandolo, rimanendo in tensione di fatica e di pensiero giorno e notte finché tutto sia finito, incontrando fortissima spesa, perché sanno che solo nel primo anno i garofani producono i fiori più belli ed in maggiore abbondanza, a largo compenso di ogni maggiore fatica.

L'arte coltivatoria, l'arte agricola è una industria, non è soltanto una passione del cuore!

Noi non possiamo sottrarre i nostri oliveti alla legge di natura, passato il periodo attivo della produzione, è vano sperare altri raccolti.

Pensando per tempo alla messa a posto delle piante giovani destinate alla sostituzione, non vi sarebbe mai interruzione di raccolto, buono e sano.

Appena fuori di Camporosso sulla sinistra della strada di Dolceacqua, vi è un campo di olivi che è un modello del genere. Guardando a traverso non si vede che una gran fitta selva di tronchi vecchi squarciati in basso, nodosi, contorti, altissimi, e con su in alto una copertura di foglie. Da molti anni non fruttano quanto è necessario per coltivarli, e sono anche perciò coltivati sempre meno.

In terra non cade mai sole.

A mezzo a questo campo vi è adesso il solco di circa 10 metri, fattovi, con dolore dei proprietari, dalla nuova grande trasmissione elettrica che viene dal Roia. Questo taglio è forse l'unico bene che poteva essere fatto in quegli ulivi, perché darà un po' di luce' di sole, e di sanità agraria in mezzo a tutto quel buio, umido, pesante e malsano.

Ed ecco ora il trattamento da fare a quel campo secondo me, che io farei se fossi proprietario.

Tutti quelli alberi vecchi, fitti, ramosi e legnosi, dovrebbero essere sradicati, ed il terreno dissodato, rivoltato profondamente, esposto ai vivificanti raggi del sole. Ciò fatto si dovrebbe mettere nel campo una bella vigna, oppure un grande rosaio; e tra i filaci delle viti o delle rose, subito piantare, con tutta cura, buoni piantoni di olivi di semina già innestati, si intende, e di non meno di 5 anni di vita. E mettere questi nuovi olivi a distanza doppia di quella che ora è tra filare e filare di piante, ed a distanza doppia altresì tra pianta e pianta.

Il tutto bene, ed illimitatamente concimato, viti, rose, olivi. Il ricavo della legna darebbe pur qualche utile.

La vigna o le rose, a sviluppo precoce : comincerebbero in pochi anni a rendere, e giunte a vecchiaia entrerebbere in rendita i nuovi olivi. Ma fin dal primo anno vi sarebbe un bel raccolto, mettiamo, di ottime patate, buone per la famiglia e per il mercato, od altro a piacimento e che compenserebbero parte della spesa.

Le giovani piante di olivi non dovrebbero più essere lasciate crescere a punte e rami fuggenti, ma educate a forme tondeggianti, non troppo piene in mezzo, e tenute curate, potate, perché aria, e sole, e luce potessero liberamente circolare, riscaldare, e beneficare per tatti i rami. Tenuti così i nuovi alberi, concimato e arato di sotto il terreno sul quale sempre cadrebbe benefico il sole, e tra i filari vi sarebbe pure posto opportuno per qualche seminativo, non vi è dubbio che gli olivi renderebbero e tornerebbero a fare contenti i lavoratori, messo da parte e condannato come iniquo il vieto pregiudizio di non voler piantare per gli altri

Tenute le nuove piantagioni a filari molto distanti, quando verrebbe il tempo, dopo molti anni, per i futuri, di sostituire le piante, non vecchie ma solo invecchianti, con altre; avrebbero buon giuoco a mettere per tempo i nuovi piantoni di olivi tra i filali dei vecchi, i quali, intanto, continuerebbero a produrre fino al momento di cedere interamente il campo agli altri. E non si troverebbero i nostri futuri come adesso noi.

Come il bosco olivato sopra detto, appena fuori Camporosso verso Dolceacqua, ve ne sono tanti e tanti altri, e tutti dovrebbero essere nello stesso modo rinnovati. Tutti i proprietari ne hanno di questi campi ; ognuno provvedendo per i propri regolerebbe le cose in modo che, senza perturbamento alcuno suo e della sua famiglia, nel giro di non molti anni avrebbe rinnovato tutto il rinnovabile, ed il paese cambierebbe radicalmente di aspetto e di forza.

Ho visto in questi giorni due esempi di lavori nuovi del genere, condotti in meno di tre anni quasi a compimento, per opera di un uomo solo, il proprietario. Uno in regione Barla (Crairora) ; l'altro in regione Caria, Antonio Garzo proprietario e lavoratore : e me ne sono rallegrato con tutti e due.

Io credo fermamente che in questo lavoro unitario, concettuale sistematico, rinnovatore, diretto ad uno scopo chiaro, evidente da conseguire negli anni sta in grandissima parte, almeno per metà la soluzione dell'attuale crisi agraria del paese. La soluzione dell'altra grande metà sta tutta nella costruzione dell'argine pel Nervia.

L'argine pel Nervia interessa tutti, basta esso solo a rinnovare il paese, ed è più presto eseguito, perché forma una unità a sé ben distinta di lavoro da eseguirsi a disegno prestabilito, con direzione unica governativa, superiore a tutti ed a tutto.

Il lavoro degli ulivi del rinnovamento dei campi e delle culture, è lavoro di molto maggior mole, e di più lunga scadenza. Esso è spiccatamente di interesse personale dei singoli proprietari, che stabiliscono modalità e tempo di lavorare a seconda dello stato delle proprie campagne, e del criterio singolare nel giudicare delle loro cose. Ma anche questo secondo lavoro, per quanto apparentemente più lungo, si presta e facilita di rapida esecuzione, perché in esso tutto dipende esclusivamente dalla decisione e dalla volontà personale del proprietario, ed è di tale natura che basta cominciare perché nasca il desiderio e la febbre di presto finire,

X


Barla. Ho parlato del terreno in regione Barla

Appartiene questo terreno al Sig. Biamonti Agostino di S. Biagio, ed è a meno di 100 metri al di sopra della Torrazza Braie, la prima torre che nel Medio Evo fosse eretta in territorio di Camporosso e che ora è di proprietà degli eredi Gibelli Xaverio; Contornato di boschi, di salutifere pinete che digradano a ponente ed a mezzodì sul Nervia, scoprendo grande, aperto, tutto il piano valle e l'ampio mare e salgono a grado da est e da nord le pinete saluberrime tramezzate di rose, quasi vasto scenario fino al sommo della collina donde nel mattino .vengono i primi raggi purissimi, è quel terreno di Barla, senza alcun dubbio, il più bel sito di tutta la vallata del Nervia, che pure di siti incantevoli non manca.

Un'abitazione lassù, con i sali di salute che vi arrivano dal mare, con l'onda sanissima del bosco che tutto intorno circonda, con le passeggiate dilettevoli e ristoratrici per i sentieri traverso i pini e gli oliveti, sarebbe un vero paradiso per l'abitatore fortunato che si sentirebbe rinvigorire e ringiovanire, e vedrebbe la sua famiglia farsi forte e bella e pingersi del più vigoroso e gioioso colore di sanità.

III

Guasti del Nervia alla strada provinciale Minacciato seriamente Io stesso abitato di Camporosso. Governo e Provincia hanno interesse a provvedere per evitare danni allo Stato.

Ritorniamo al torrente Nervia.

Per chi osserva questa val Nervia, percorrendola anche una sola volta dalla strada litoranea fino a Camporosso, rileva, immediatamente, due gravissimi fatti :

1°- Come la strada provinciale sia minacciata di continuo, in modo diretto e per lunghissimo tratto dal torrente Nervia, il quale l'ha già più volte seriamente danneggiata facendone cadere la rampa di sostegno, asportandone la massicciata, interrompendo le comunicazioni di tutti i paesi della valle col mare, e colle vie della Cornice, e sono oltre 15.000 abitanti.

2°- Fatto più grave ancora, salta subito all'occhio dell'osservatore come tutto l'abitato stesso di Camporosso sia ormai così esposto e scoperto da doversene attendere, un anno più che l'altro, la rovina.

Se, per mala ventura, delle grosse piogge continuate per qualche giorno, dovessero rovesciarsi sul bacino del Nervia, ampio e denudato nelle sue alte valli, nessuna meraviglia che la piena che ne deriverebbe avesse a voltarsi. abbattersi su Camporosso, che è come in una buca rispetto al letto del torrente, e portarne via una gran parte, e specialmente la chiesa ed i frantoi con i loro annessi e connessi, vale a dire la parte vitale del paese.

Il torrente Nervia non farebbe infatti, che ritornare al suo e non troppo antico letto, e con la chiesa, le case e gli edifici oleari, che almeno, se non per le olive del paese che più non sono, servono a frangere quelle che l'attività industre dei produttori e dei lavoratori porta da fuori , andrebbe anche distrutta in modo definitivo e totale la piccola. ed unica porzione d'orto che ancora rimane.

In paese è vivo il ricordo, come se fosse di ieri, delle acque torrentizie giunte a lambire la soglia della chiesa, ma il paese fu salvo perché non era come è adesso, in una specie di fosso più basso del letto del torrente. Fu però necessario in seguito a quel fatto rinforzare il lato esposto della chiesa con due robusti e alti sostegni, perché nella volta si era manifestato una lesionatura longitudinale. In quella contingenza fu tolto il Santissimo dalla chiesa per tema dell'inondazione e portato nell'Oratorio dei Neri in centro al paese.

Se una tale triste circostanza del Nervia, ricondotto ancora contro il paese , si avverasse , tutto il lungo tratto della strada che da Camporosso va fino alla località denominata la Rocca sarebbe perduta, divorata dal torrente. E notare che è sulla prima parte di questo lungo tratto di strada, che prende nome di Corso Vittorio Emanuele II, che sta sorgendo un vero sobborgo di belle e nuove case e ville a decoro del paese che non ha altro terreno ove poter fabbricare, non per lusso e sovrabbondanza di ricchezza, ma come a risanamento per necessità d'igiene. I vecchi ricordano come in una sola notte, sparissero interi e ampi oliveti ad alti e robusti alberi, e noci e pioppi ed altre piante, e case, e bestiami, e arredi tutto fosse interamente portato via, sì che al mattino successivo non restasse più traccia alcuna ne di coltivazione, né di terreni, né di abitazioni, e più non si vedesse che una distesa di acque infrenate sui poderi non più esistenti. Furono travolte anche delle persone.

Ouesti fatti, questi due veri capi di pericolo, sono ben più temibili di quanto io non dico, e ben più terribili nelle loro conseguenze di quanto non potrei dire qualora anche mi fermassi a dipingere i disastri nei più foschi colori. Questo però io dico, che essi sono realmente temuti da tutti; preveduti e temuti con la coscienza come se essi avessero ad accadere da un momento all'altro. Questi gravi fatti, distruggitori, sono da tutti presentiti e ritenuti come fatali, inevitabili, come cose che dovranno accadere se non vi si pone rimedio, e serio e radicale.

Governo e Provincia hanno interesse a provvedere per evitare danni allo Stato.

Questi due capi rovinosi di ingentissimi danni che si verificheranno forse oggi, certamente domani, come è nella chiara coscienza di tutti, nella mente e nel cuore del popolo che non sbaglia, interessano direttamente, e in sommo grado Governo e Provincia. Essi riguardano opere che sono provinciali e governative. Costituiscono insieme un tutto seriamente impressionante, e che entra di pieno diritto nell'ambito dei doveri di Governo.

Vi entra per la vastità delle cose in sé stesse si tratta di una famiglia di circa 1650 persone, e vi entra per la grandezza dei provvedimenti enormemente superiori alle forze degli individui singoli.

E' importante fare queste considerazioni, e ritengo dovere di buon cittadino il farle — Dio voglia che non sia troppo tardi perché servono a dimostrare come gli abitatori di Camporosso, chiedendo di essere aiutati nell'opera di redenzione del loro paese e di assicurazione contro i danni del Nervia, non chiedono solamente per loro, ossia per un sentimento esclusivamente perigonale, ma non fanno che richiamare tutta 1' attenzione delle autorità superiori sopra di un fatto che è altresì di proprio loro interesse, che è di interesse generale ed universale, della Provincia e dello Stato,

Quando disgraziatamente un paese è colpito da un cataclisma è devastato dalle acque o dal fuoco tutti, individui, Comuni, Provincie e Governo, prestissimi si levano, e corrono, e mandano sussidi e soccorsi,

Apriamo gli occhi e diamo soccorsi di previdenza prima che i danni avvengano. Diamo opere previdenti di riparo, più consone alla ragione umana, più sicure, più economiche, di ben avveduta produttiva amministrazione; e risparmiamo le opere di pietà, di carità, di beneficenza che forzatamente dovrebbero venir dopo, dispendiosissime, tumultuarie, sempre inadeguate ai bisogni e mai equamente compensatrici,

Ma, anche considerato a questa stregua, il paese di Camporosso dà luogo a poco confortevole nota. Questo paese è un danneggiato permanente. Vada che da 30 anni non abbia più una annata di buon raccolto, ma da 100 anni, da quando è nato, tutti gli anni, piú o meno, è stato soggetto ai danneggiamenti del Nervia. Questo torrente, ad ogni piena, dalla creazione del paese ad oggi, e sono innumerevoli, ha asportato un pezzo di coltivato, ed ha lasciato profonde, indelebili. sanguinanti ferite nelle proprietà agricole.

Delle più recenti alluvioni ne è ricordo palpitante in tutti; di altre più lontane ne è tradizione; e delle più remote ancora, se pur non se ne ha ricordo, ne parlano avanzi di muri antichissimi, già ripari dl terreni, infranti e rotti, ma testimoni reali e inconfutabili giacenti sulle loro basi, proprio a mezzo il corso del torrente, si che quasi non si sa se i terreni che difendevano appartenevano alla sponda destra o alla sinistra,

Ebbene, da questi tanti e innumeri anni di devastazioni e danneggiamenti accumulati, il paese é ancora vergine di soccorso e di aita. Non si possono chiamare aiuti quei ripari improvvisati e ad ogni modo passeggeri, messi un po' alla rinfusa, nei tempi e nei punti più minacciosi e formati con bigonce, reti metalliche ripiene di pietre, che tolgono l'acqua di dosso ad uno per gettarla su di un altro, come 10 sa Garzo Giuseppe (Aixin), pel riparo in atto alle Bigande e che si è visto, solo e precisamente per questo, portare via una bella vigna nella sua proprietà in capo alla regione Braie, e il danno continua al campo di garofani.

Questi non sono aiuti, sono un passo ad altri con rincaro di dose.

Il paese di Camporosso o per ignavia sua, o per trascuranza di chi doveva proteggerlo, o per virtù propria di popolo repugnante dalle richieste, il paese di Camporosso ha fatto come il noto quadrupede della Tartaria; ad ogni frustata lacerante, ad ogni ferita. ha scosso un po' la groppa, ha sopportato l'indolimento, ha rimarginato i tagli, si è accomodato anche qualche osso- rotto, ed ha tirato avanti senza lamenti e senza piagnistei. Ma ora è al colmo del sopportabile; l'epidermide è tutta una cicatrice, non esiste più, e le ossa son tutte rotte. Il tempo, che ad ogni volta ha attutito i dolori serrandone le grida dentro le famiglie colpite, ha vinto ora sé stesso pel cumulo di tanti danni avvenuti nei secoli ed esso stesso grida basta, basta, è ora di provvedere, Ora il cumulo dei danni schiaccia il paese.


IV


Alluvione di Val Nervia nel 1910. Pericolo di guasti alla strada nazionale della Cornice. Zona pericolosa dei due ponti Nervia. I ponti troppo stretti. Colleganza di lavoro coll'arginatura del Nervia. Interesse dello Stato.



Due anni or sono, non più, ed il torrente Nervia, per una piena non affatto straordinaria ebbe a recare non pochi danni e spaventi. Nei pressi di Camporosso tutto il territorio in piano valle fu inondato e guasto; i pollai, le conigliere e le piccole stalle di campagna invase dalle acque e morti la massima parte degli animali. Sul corso alberato Vittorio Emanuele allo sbocco sud del paese, e che corre in leggero rilevato, signoreggiava un vero fiume d'acqua proveniente dal rio Cantarana (Ciaixe), che non potendo aver sfogo sotto il ponte, vi passava sopra e per il detto corso andava ad unirsi alle acque straripanti del Nervia, che già salivano sulla parte bassa della strada.

Ma il maggior, danno fu portato ai coltivati della regione Braie ed ai frutteti ed estesi campi di fiori della Società Germanica Alberto Dorner per la coltivazione dei piani Nervia, dei quali detta società, ha fatto per da vero un giardino modello.

Le serre, costruite col sistema germanico a calorifero centrale e circolazione di acqua calda, dove si coltivano centinaia di migliaia di garofani di una straordinaria bellezza e che possono francamente dirsi di gran lusso, furono invase dalle acque, e tutto andò distrutto. Il danno maggiore ed irreparabile fu la perdita di specialità rarissime di piantine ottenute dal Sig. Dorner, con studi, selezioni ed incroci continuati da 10 anni.

Debbo pure rilevare in modo speciale come furono danneggiati nella stessa maniera, salvo le proporzioni, anche gli altri proprietari delle Braie, i quali sull'esempio del Dorner si sono dati alla coltivazione dei fiori, e merita singolare menzione la vasta tenuta del Sig, Emilio Gibelli che vi si sta conquistando un bel posto di onore.

I garofani si sostituiscono a nuovo ogni anno ; i coltivatori si preparano per tempo le molte migliaia di piantine di cui hanno bisogno, togliendone ben selezionati e scelti i piccoli getti le botture ai garofani in fiore. In questa occasione funesta, tutte le nuove piantine furono portate via e fu perduta anche l'annata a venire. Anche le case si trovarono in pericolo e le persone n'ebbero non poco spavento, né ristavano dal chiamare al soccorso.

Nella stessa ricordevole circostanza, quell'acqua di straripamento si raccolse, poco più a valle, in un forte braccio fluviale che non ritornando più al corso principale del torrente, e sfuggendo il ponte della strada litoranea, si aprì un altro varco al mare per due vie. Da una parte andando ad unirsi al torrente di Vallecrosia e, dall'altra, passando sotto la stazione ferroviaria pure denominata da Vallecrosia sebbene, sia detto qui tra parentesi, dovrebbe dirsi invece di Camporosso, perché è per tre quarti sul territorio di questo paese. La piazza d'armi tutta contornata di caseggiati, era trasformata in un lago, e sulla strada nazionale il braccio d'acqua torrentizio aveva un'altezza di non meno di un metro.

La gente del sito, a pronta iniziativa del Sig. Bono Alfredo che vi ha magazzino di granaglie con ben avviato pastificio elettrico, fu presta ad organizzare soccorsi, chiamò d'urgenza dalla spiaggia di Ventimiglia delle barche che furono mandate su carri al trotto, navigando con esse sulla piazza. d'armi e per i terreni anche in territorio di Vallecrosia riuscì a portare in salvo le persone. Sulla prima barca prese posto Sig, Bono e vi imbarcò 18 -persone prese alle case sul lato, nord della piazza d'armi sulla barca dalle finestre.

E intanto mentre si procedeva a questi salvataggi la popolazione, allarmatissima, faceva i più neri pronostici. La gente delle case. minacciate che formano qui quasi un paese coi suoi magazzini e, stabilimenti e negozi, cominciava , a provvedere per .mettere in salvo le sue robe.

La pioggia, non si estese; presto finì; e il malaugurato avvenimento, per quanto non senza danni, non fu che una paurosa minaccia. Ma, che cosa succederà un'altra volta? Il pensiero di tutti sta rivolto a quello che potrà avvenire domani ed é dovere di ciascuno disporre e fare in modo che le terre, le case, e le persone siano messe al sicuro.

Ho detto che intorno alla piazza d'armi e nei pressi della stazione di Vallecrosia sta sorgendo un paese ; ed infatti vi sono panetterie, macelli, trattorie, alberghi e vi è collettoria postale che non tarderà certamente a passare Ufficio di classe, Vi è pure come un mercato di fiori succedaneo ed intermediario ai due più grandi di Ventimiglia e Bordighera.

Ma io debbo notare in anodo distinto come il signor G. B. Rondelli che tiene già da moltissimi anni , rinomata raffineria d'olii in Ventimiglia, abbia quivi, all'angolo nord-occidentale della piazza d'armi, ,costruito interamente a nuovo un grande stabilimento per 1a fabbricazione dell'olio d'oliva, di semi. e del sapone, provvedendolo del macchinario di ultima, perfezione, e di tutti gli adattamenti . che. IN sicurezza e l'igiene consigliano insieme a quanto. necessita per una accuratissima lavorazione dei prodotti. Potrà aIlestire fino a 150 quintali d'olio al giorno, e tra qualche mese sarà aperto.

Il Sig. Rondelli nel costruire il suo stabilimento ha dovuto tener serio conto della possibilità dei danni per le piene del Nervia ha quindi sopraelevato il suolo di oltre un metro sulla piazza d'armi e più di 4 sul terreno di costruzione. Ha creato un sottosuolo alla fabbrica tutto, cementato come una gran piattaforma saldissima; e vi ha dovuto costruire una specie di sotterraneo a compartimenti stagni come a bordo d'una nave. Inoltre intorno allo stabilimento ha inalzato una cinta di sicurezza per garantirsi dalle alte alluvioni ( Per questo stabilimento, che onora il proprietario ed paese la Direzione delle Ferrovie dello Stato impianterà alla Stazione di Vallecrosia binario apposito pel servizio della Plccola Velocità. Sarebbe una più che buona occasione perché i paesi della valle Nervia e quelli della Valle di Vallecrosia facessero pratiche per ottenere che questo servizio da impiantare fosse pubblico)

Pericolo di guasti alla strada nazionale e alla ferrovia della cornice. Zona pericolosa dei due ponti. I ponti troppo stretti.

Date le nuove vie apertesi dal torrente in questa occasione, è facile dedurne gravi conseguenze sarebbero derivate se le piogge continue solo nella bassa valle, e cioè mare fino ad Isolabona terreni sono tutti coperti da olivi e da boschi fossero invece divenute generali per tutto il bacino del Nervia denudato e scoperto nella sua parte alta, e dove di conseguenze la acque. battono e subito corrono rovinose senza fermarsi, ed avessero durato ore, non ce ne sarebbe stato a' sufficienza per vedere ferrovia tagliata alla stazione di Vallecrosia.

Il fatto ora ricordato vale a dimostrare; con altri precedenti che non occorre descrivere, l'esistenza di un'altra zona pericolosa nel corso del torrente Nervia. È questa la tona dei due Ponti, Voglio dire del ponte Nervia, in strada della quello, circa cento metri in ferro per la ferrovia.

Il fatto ricordato dimostra come i due ponti possano essere girati dalla pena del torrente e le due strade, ordinaria e ferrata, vulnerate e tagliate.

Le cause di questa possibilità sono due :

a) I ponti sono troppo stretti. entrambi a tre luci e dell'acqua certo ve ne può passare assai; ma il torrente in caso di piena, non può avere tutta quella facilità di defluenza che è necessaria perché le acque sopra venienti i soverchio e non dilaghino per i terreni vicini aprendovisi altre vie.

b) La sistemazione delle due rive del torrente nelle immediate vicinanze del ponte- superiore, sufficiente fino ad oggi alla protezione dei terreni, ora non 10 è più in dipendenza dei trasporti alluvionali del torrente e del sopraelevamento del suo letto.

Le due cause di possibili danni ingentissimi e forse di disastri debbono essere studiate ed eliminate insieme.

E' parere generale che i ponti debbano essere aumentati di un altro arco, o di un'altra travata metallica. L'allungamento del ponte sulla ferrovia non dovrebbe ormai presentarsi come un lavoro troppo straordinario. Il traffico sulla ferrovia della Cornice è molto intenso, i treni difficilmente tengono l'orario ed il movimento sale sempre. Sulla linea costiera francese il binario è già stato costruito da tempo fino a Ventimiglia; è da ritenere che sarà costruito anche da noi ed il ponte Nervia allargato per la doppia linea ed allungato.

Vi sarebbe quindi colleganza di lavoro, e provvedendo oggi per la migliore sistemazione del torrente Nervia nel senso di dare sicurezza ai terreni ed al paese, si otterrebbe anche il preventivo vantaggio di portare una facilitazione d'opera per un lavoro esclusivamente ferroviario da fare domani.

L'allungamento del ponte sulla strada ordinaria, che è il primo a raccogliere le acque del torrente si impone anche di più. perché è esso che assicura la regolare defluenza nelle piene. I lavori ai due ponti sono collegati.

In vicinanza dei ponti il torrente tende a corrodere di continuo sulla sua destra dove pare graviti sempre il peso delle sue acque; sembra che sia da questa parte, cioè dalla parte di ponente che si debba praticare l'allargamento dei ponti a fine di maggiormente facilitare il libero e naturale corso delle acque tanto piu nel periodo di piena.

Il terreno a monte dei ponti deve essere sistemato con argini in modo da evitare le erosioni, che oltre i danni locali, verrebbero ad ostruire i ponti, e gli straripamenti non meno pericolosi per altri motivi.

La sistemazione dei due ponti e del torrente nelle immediate vicinanze interesse i Comuni di Camporosso, Vallecrosia e Ventimiglia confinanti, ma in primo luogo essa interessa la Provincia e lo Stato Per la sicurezza delle due strade, ordinaria e ferrata, che sono proprietà dello Stato.

Anzi i comuni interessati ed i proprietari finitimi potrebbero dire : voi Stato e voi Provincia avete l'obbligo di provvedere perché i nostri terreni siano garantiti, giacché senza l'esistenza dei ponti le acque defluirebbero liberamente al mare senza alcun nostro danno, e i ponti li avete fatti voi, sono vostri e da voi custoditi

Anche i terreni a valle dei ponti sono soggetti alle alluvioni e debbono essere arginati anch'essi, fino al mare.

x


Confini di Camporosso. Il paese di Camporosso tiene molto alle sue Marine voglio dire agli abitati che stanno sorgendo di qua e di là dei ponti Nervia.

E' per questo motivo che qui, mentre si parla di Confini col comune di Ventimiglia è necessario fare una ben seria osservazione. La carta topografica porta ora i confini tra Camporosso e Ventimiglia alla sponda destra del Nervia a partire da circa 100 metri a monte della strada nazionale della Cornice, cioè fin dentro Val Nervia.

I confini storici stabiliti dal Senato Genovese nel 1683, passavano oltre un chilometro ad ovest del Nervia e, precisamente, erano fissati alla — Riana delle vacche --- Scendevano naturalmente dalla linea mediana del contrafforte di San Giacomo e andavano per linea. retta al mare. La topografia del terreno, la ragione naturale avvalorata da quella storica, indicano quel confine come la linea più razionale e giusta di demarcazione tra i due paesi.

E' ammissibile che Camporosso, che è un paese di mare, sia precisamente privato del suo sbocco naturale sul mare, e ne sia privato da Ventimiglia che ha la sua sede sul Roia? E' ammissibile la strada di Val Nervia chiusa da una targa, inalberata su di un palo, colla scritta Dazio di Ventimiglia prima ancora che essa strada arrivi a quella delle Cornice, da dove tutti i 15.000 abitanti della valle percorrenti, potranno andare a Ventimiglia o potranno invece volgere verso Bordighera andare a Roma ?

Che cosa ne direbbe Ventimiglia se Camporosso portasse i suoi confini al fiume Roia, e chiudesse con una targa, piantata su Terreno a monte di Camporosso. Devastazione e guasti ai di un palo, la strada che scende dal Tenda ?

Sarebbe la rivoluzione. Ma allora perché Ventimiglia pretende di arrivare al Nervia ? I diritti sono gli stessi, e tocca ora a Camporosso fare la rivoluzione.

E' una stonatura di buon senso e pare anzi un'offesa così grave da non potersi né doversi tollerare in nessun modo, I Non ho ancora parlato del terreno a monte di Camporosso. viventi ricordano che i confini erano alla Riana delle vacche,

Quali fatti, quali accordi sono intervenuti a cambiarli ? E' possibile che il paese di Camporosso si lasci chiudere sin la porta per uscire di casa, e fin gli occhi sul mare?

In questo genere di cose non vi è prescrizione ; il paese di Questo giuoco di altalena e di devastazione del Nervia va Camporosso, riprenda, risolutamente, il suo confine naturale e

storico

E' deplorevole che le amministrazioni passate abbiano lasciato passare questa situazione e l' abbiano poi tollerata. So che l'amministrazione attuale se ne occupa; sarà benemerita del paese se rivendicherà i suoi naturali confini. A ciascuno il suo; questo è diritto sommo, cardine di ogni amicizia, fondamento di ogni ragione di giustizia.

Dalla parte di Vallecrosia è successo lo stesso fatto, Il confine passava oltre S. Rocco, scendendo anche là dalla linea mediana di Monte Cima della Croce e andando direttamente al mare. Ora passa al di qua ; per quale ragione ? Di questi giorni il comune di Milano ha convenuto in giudizio tutti i comuni lombardl, rivendicando diritti ospitalieri che risalgono al 1400 ; il comune di Camporosso faccia altrettanto ora anche un nuovo tratto di canale, alle campagne dette i verso i suoi due vicini contravventori, prenda il decreto Senatoriale genovese e li convenga nanti il Magistrato.

Questi confini storici naturali, oltre che essere un diritto sacrosanto, inalienabile ed imprescrittibile, fanno parte del programma e delle opere di salvezza di Camporosso.


V


Terreno a monte di Camporosso. Devastazione e guasti ai terreni e al canale (bedale) Anche qui sono danneggiati gli interessi dello Stato. Rinnovato appello delle popolazioni.

Non ho ancora parlato del terreno a monte di Camporosso. A monte di Camporosso il fondo valle, sempre ampio, spazioso, ricco di terreni coltivi, é pure messo a soqquadro e devastato dal torrente, che salta a capriccio da un lato e dall'altro del suo letto, come battuto e rimbalzato quasi un giuoco di palla. Questo giuoco di altalena e devastazione del Nervia va fino a Dolceacqua, da dove anzi comincia. Al di sopra di Dolceaqua la valle si restringe a meno di 100 metri ed é sempre con rive rocciose. Da Dolceacqua a Camporosso il Nervia non minaccia direttamente la strada, né alcun gruppo di caseggiati di speciale importanza.

Esso minaccia però il canale bedale o bealera che porta l'acqua per l'irrigazionedei territori di Camporosso e per la forza motrice delle fabbriche olearie. Questo canale minacciato sempre più dal torrente, è già costato un occhio della testa al Comune di Camporosso per le riparazioni ingenti, e presso che di tutti gli anni, in causa di danni e franamenti dovuti alla violenza delle alluvioni. La zona pericolosa è nella regione di Sant'Andrea e il paese non ha mezzo ne forza per impedire in modo assoluto questi danni.

Ora anche un nuovo tratto di canale, alla campagne dette i confini viene ad essere minacciato e già, due anni or sono, ne furono asportati ben 50 metri. Qui il torrente sta facendo quello che ha fatto prima a Sant'Andrea. Porta via tutti i coltivati, vigne, orti, canneti che coprono il canale, arriva fino ad esso e lo fa cadere. Notare che i danni si verificano a preferenza nella stagione invernale quando gli oleifici sono in azione, e non potendosi sospendere per molto tempo il lavoro, che sarebbe dannosissimo, si debbono fare rapidamente, senza troppo badare a costo, le riparazioni provvisorie, rimandano alla stagione estiva il lavoro definitivo; e la spesa é doppia tutto il provvisorio andando perduto.

Il canale di Camporosso, come risulta dall'ora detto è, in certo qual modo, la vita del paese. Se per mala ventura esso fosse una volta così danneggiato da non potersi subito riparare e rimettere in assetto nell'annata, sarebbe per il paese un danno così grande che potrebbe paragonarsi ad una vera rovina non vi sarebbe famiglia che non ne avesse a piangere. Ebbene,' per quanto spaventi il solo pensarvi, non posso a meno di aggiungere, anzi debbo aggiungere come l'avvento di un simile pauroso caso si sta preparando, e precisamente là, alla regione Confini, dove il torrente già da due anni è arrivato al canale e lo ha interrotto, ed ogni anno lavora ad esportare vigne e campi sempre più avvicinandosi a tutto il corso del canale stesso.

Un altro punto di minaccia di nuovi danni si viene adesso manifestando nella regione Prai, al dì sopra di Sant'Andrea.

I terreni non sicuri, i danneggiati, quelli che l'uomo non azzarda a coltivare perché troppo in pericolo, e quelli già coperti dalle ghiaie formano in totale un vistoso, imponente patrimonio, e non vi è chi non veda quale grave danno quotidianamente ne derivi agli abitanti del paese per i raccolti che perdono, all'ente Comune, alla Provincia, allo Stato per i lauti benefici di introito diretto ed indiretto interamente perduti.


Anche qui sono danneggiati gli interessi dello Stato.

Rinnovato appello delle popolazioni. Io dico qui, che, per quanto nel tratto da Dolceacqua a Camporosso non vi siano né strade provinciali o nazionali o grandi abitazioni minacciate, pure l' interesse dello Stato e della Provincia a provvedere ai danni avvenuti ed ai più gravi incombenti è di estrema evidenza, e nasce dalla importanza grandissima delle cose, terreni e canale d'acqua che sono parte essenziale della vita del paese. E nasce da questo fatto, negli abitanti, diritto a fare anello ai loro tutori supremi Provincia e Governo per essere sovvenuti di validi ed efficaci provvedimenti, che loro assicurino i terreni pericolanti e restituiscano quelli perduti. Nasce nella Provincia e nello Stato, l'interesse di accogliere questo appello per la ragione morale e positiva che viene dal dovere di tutela, a garanzia e a conforto degli animi fidenti e devoti, a sicura salvaguardia della popolazione e unicamente desiderosa di lavoro.

Infine, quando non vi fossero altre ragioni, vi è quella della finanza. Non vi ha dubbio che, solo quello che lo Stato avrebbe ricavato in tanti anni per diritto di successione o.di trapasso di fondi sui terreni portati via dal torrente ed ora coperti di ghiaia, sarebbe stato più che sufficiente per arginare tutto Nervia, da Dolceacqua fino al mare. Dico solo per le tasse di successione, di vendita e di permuta, senza contare i tanti maggiori introiti che ne sarebbero derivati alla Provincia ed allo Stato per effetto della popolazione raddoppiata, perchè realmente una popolazione doppia potrebbe vivere su queste terre di fondo valle se fossero assicurate e redente.

Nasce da queste considerazioni il diritto in queste popolazioni di fare appello ai loro enti tutori, perché la natura e l'importanza dei provvedimenti è troppo al disopra delle loro forze, e perché ormai è troppo quello che in tanti anni trascorsi inattivi hanno perduto e non possono perdere di più, e batte alle porte dura necessità di vita, come sanno le centinaia e centinaia di lavoratori che sospinti dalle strettezze e penurie di qui, vanno giù, ogni anno, oltre confine, a Mentone, a Monaco, a Nizza, a Cannes a portare, con modesto beneficio loro, ma a grande ricchezza di Francia le proprie doti di volere e di sapere, di resistenza e di tenacia.

Queste Popolazioni industri, sobrie, lavoratrici, silenziose, confidano e sentono che non si potrà non accogliere, con largo senso di pieno esaudimento, questo loro primo e forzato anello che essere rivolgono allo Stato. Qualunque mezza misura non servirebbe che a far perdere del tempo, a spendere del denaro ancora in maggiore quantità in seguilo, senza dare nessun sollievo stabile al paese e veramente efficace,


VI


Tristi condizioni del lato est del paese. Fate l'argine e tutto sarà finito.

Il paese di Camporosso ha pregredito assai sotto le ultime amministrazioni, segnatamente sotto quella del Dottor Maccary, e continua a progredire sotto l'attuale, Sig. Augusto Garzo, che pure dà opera costante di solerzia.

Acqua potabile, illuminazione, strade, sono lavori ingenti e costosi, e sono tutti di questi ultimi tempi.

Il popolo vede e riconosce e si compiace, ché sente il fiotto di novità che viene dalle marine, e più approverebbe . ancora ma è esausto e nulla può più dare.

Eppure, quanto non resta ancora a fare !

Specialmente dal punto di vista dell' igiene, che non è stata certamente trascurata, si potrebbe dire che resta ancora da fare l'igiene. Il lato del paese volto ad est, quello dove prima il sole del mattino manda i suoi raggi festosi, è, addirittura, in condizioni orride. Quante cose vi sarebbero da dire qui l' sono tante e pur tanto palesi, che io, non nascondendole, non voglio neanche sottolinearle. Umidori, pozzanghere, pantani, odori, e vie chiuse senza aria, e senza controvento. Aggiungere che, per necessità di cose, vi sono anche le stalle per le bestie da latte e per quelle adibite ai lavori dei campi.


Fate l'argine e tutto sarà finito. Si dirà: Risanate ed io rispondo : Fate l'argine pel Nervia e tutto sarà cambiato, finito. Risanare, qui. equi varrebbe distruggere, e il paese non può' distruggere sé stesso. Sia fatto l'argine, e i lavori siano Cominciati proprio davanti al paese dove sono di tutta urgenza, ed ogni malanno sparirà come per incanto. Floridezza, igiene, contentezza di popolo, che è popolo che ama il bello e la nettezza, tutto rifiorirà, e sarà come in un mondo interamente fatto a nuovo.

E' doloroso che un paese tanto bello per sé e per le sue campagne, sia tanto miseramente caduto,


VII


Più urgente dell'igiene, è la necessità di vita. Nuova conduttura d'acqua. Necessità di nuove coltivazioni

Ma, a Camporosso, oltre che l'igiene preme più impellente altra necessità ; premono i mezzi di vivere, che non si possono pretermettere. Le donne tutti i giorni debbono accendere il fuoco e far bollire la pentola. Mancato l'olivo, che è l'albero del pane di questi paesi, e, fa orrore a dirlo, si sente invece chiamare ora l'albero della fame, La popolazione deve trovare altre risorse, altre coltivazioni, e non è poca preoccupazione.

Nuova conduttura d'acqua. Camporosso è a 25 metri sul livello del mare. I terreni irrigati sono tutti al di sotto di questa quota. Dolceacqua è a 60 m. Camporosso può andare a prendere l'acqua a Dolceacqua, proprio sotto il ponte ove la quota è di 54 metri. Si avrebbe sull'abitato di Camporosso un sopra livello di più che 30 metri, contato che i terreni irrigui sono al di sotto dei 25 m. come già detto, L'acqua può essere presa anche sopra di Dolceacqua senza suo danno, anzi con vantaggio.

La gente volge il suo pensiero ad un nuovo canale d'acqua, più alto, più importante, più largamente benefattore.


E' presso che incalcolabile il vantaggio che da questo semplice lavoro di una nuova conduttura d'acqua, il paese di Camporosso ne avrebbe, e tutti lo sentono. Il territorio irrigabile sarebbe per lo meno triplicato: e tutto potrebbe essere trasformato in giardino. Si è palesata la convenienza della coltivazione dei fiori, e colla convenienza ne è nata la passione. Manca però l'acqua, e senza di essa nulla si può fare. Ma pure l'acqua c'è; basta andarla a prendere dove è, portarla dove fa bisogno senza disperderne una goccia per via, e distribuirla con cura severa poi.

Molti terreni olivati resterebbero sotto acqua e potrebbero essere irrigati a grande sorriso delta dea vegetazione ; poiché è provato che, dove gli olivi possono essere abbeverati con abbondante acqua, crescono più rigogliosi e più forti, e meglio resistono alle tante e fiere malattie che li insidiano.

Anche Dolceacqua ne avrebbe vantaggio per una bella parte dei suoi terreni.

Il nuovo canale sarebbe formato con grandi tubi in cemento che non lasciano disperdere l' acqua, la rendono scorrevolissima, la riparano dai raggi del sole, dalle immondezze e dalle manomissioni, come avviene per il canale attuale, interamente scoperto e soggetto a tutti questi inconvenienti ed altri ancora col pericolo di cadute in acqua e di annegamenti.

Sarebbe, il nuovo canale, condotto secondo l' orizzontale di partenza, voglio dire senza salti come ora avviene, e fino alla regione — Rocca ---, circa un chilometro a sud di Camporosso. Questa conduttura sarebbe per costare, proporzionalmente; molto meno di quella ora esistente. I proprietari cederebbero, di buon grado, a buonissime condizioni il terreno, se non forse gratis ; i valloni sarebbero attraversati col sistema a sifone, evitando la grave spesa dei ponti ; le spese di manutenzione ridotte quasi a zero. La popolazione sente tutto il vantaggio e la necessità di questa nova conduttura che merita di essere incoraggiata.

Necessità di nuove coltivazioni. Per la fatale decadenza della coltivazione degli ulivi per cause ineluttabili di forza maggiore, sorge imperiosa, la necessità dell'avviamento ad altre coltivazioni redditizie in sostituzione dell' olivo, affinché questa popolazione possa trarre sempre, dal lavoro della sua terra, i mezzi di vita, e quanto ancora gli è necessario per poter, decorosamente e puntualmente, adempiere ai suoi doveri nella più grande famiglia Italiana.

E' doveroso riconoscere che la necessità del cambio di coltivazione e della ricerca di nuove risorse è sentita da un pezzo dalle genti di qui, né si può fare loro grave torto se, attaccate da secoli all'olivo, curato, vigilato sempre con altissimo amore, non hanno ancora saputo decidersi a piantarvi risolutamente dentro l'accetta. Non è tanto presto fatto sradicare oliveti annosi e prepararvi il terreno ad altre piante. Non è come per un campo da semina né basta sempre il solo coraggio. Tutti i siti noti sarebbero neanche adatti. Ad ogni modo anche gli olivi cominciano, qua e là, a cadere ed a lasciare il posto ad altre culture, fiori, vigna.

Il Sig, Michele Biancheri, nella località denominata Poggi, ne dette primo un bell'esempio sostituendo le rose agli olivi per tutto l'ampio campo, dimostrando praticamente come quelle zone ben siano adatte anche alla coltivazione dei fiori. E vi coltiva, il Sig. Biancheri, garofani, barcari, mimose. Non vi era acqua. Ebbene due grande vasche circolari in cemento armato della capacità una di 175 mila litri e l'altra di 525 mila l. provvedono abbondantemente l'acqua per tutto l'anno, raccogliendola dalla strada che scende dal bosco, con che anche resta migliorata la strada al di sotto delle vasche, prima impraticabile in tempo di pioggia. Qualunque ragione vi possa essere, a favore del passato e della stabilità di assetto delle campagne, che darebbero tranquillità alle famiglie quando ne seguisse sempre regolare prodotto, dinanzi alla continua, fatale decadenza degli ulivi, un periodo nuovo pure fatalmente si affaccia di lavori e di prodotti e si imporrà da sé, anche contro la irresolutezza delle persone. L'ordine di natura procede inesorabile senza curarsi del volere contrario degli uomini, l'abilità e la saggezza dei quåli sta solo nel sapere prontamente e abilmente profittare di quell'ordine, e adattarsi a quanto esso porta di nuovo e consiglia.

Io non parlo per far della reclame al Sig. Michele Biancheri che non ne ha proprio bisogno; ma è un fatto che col suo intelligente lavoro, ha trasformato tutto il suo grande campo di ulivi improduttivo da anni, in un giardino di fiori modello e che ora entra in rendita. Si stende questo giardino tutto sotto la villa che vi ha fatto costruire a grandi terrazze, con abbondanza di aria e di luce, e dalla quale respira e gode un'aria saluberrima con ampia vista sul mare che sembra avvicinato a due passi. Non è più paese di valle, è Costa Azzurra, quella campagna.

La nuova conduttura d'acqua, di cui sopra ho parlato, rappresenta un mezzo per il passaggio a nuove colture ; essa rappresenta un mezzo potente di rialzamento materiale e morale, Sotto questo punto di Vista non è niente affatto prematuro il parlare fin d'ora di questa nuova opera, come di lavoro da doversi subito eseguire. Ché anzi, considerato sempre 10 stato precario, decadente e ruinoso attuale delle campagne, è fare opera saggia e doverosa, opera di prima necessità. il subito pensarvi e risolvere affinché i giovani che ora crescono non abbiano poi a trovarsi a mani vuote di fronte al nulla, ed abbiano a rimproverare ai loro padri di nulla aver preveduto e fatto.

Noi tutti siamo amaramente dispiacenti, e sentiamo l'enorme danno che ne è venuto al paese, per essersi i nostri padri di non molti anni fa trovati, dolorosamente e per grave disgrazia loro e nostra, in disaccordo a motivo di puro puntiglio sulla questione dell'argine, già portata al punto della sua reale soluzione. Bastava un Si perché i lavori cominciassero, e per imperdonabile leggerezza o, peggio, per calcolo di puro interesse personale, fu da alcuni detto No, e tutto andò a monte.

I tre che hanno pronunciato quel no, e il popolo ne conserva i nomi, saranno sempre ricordati con grave rammarico.

L'errore di ieri, stringe oggi saldissimi tutti gli animi in un solo volere : Il bene della comunità.

Questo bene comune, richiama oggi solennemente tutti, per il gravissimo stato di crisi economico produttiva, in cui si trova il paese, e per uscire dal quale non vi è che un mezzo : Rompere, rivoltare profondamente la terra dei nostri monti, e far rinascere i Prati erbosi, e i ricchi orti dove ora sono le sabbie e le ghiaie del torrente Nervia.


VIII


Grave stato di crisi del paese. Non è tempo di pensare ma di fare. Nuovo appello della popolazione. I tre grandi lavori compendio di crisi: a) Arginatura del Nervia; b) Nuova conduttura d'acqua; c) Igiene del paese.


I capi famiglia attuali, quelli che hanno la responsabilità dell'oggi e del domani in questo paese, si trovano per vero, in un periodo assai critico della vita paesana e che farà epoca nella storia. La generazione presente non può lasciare ai suoi figli fruttifere campagne come le ha ricevute dagli avi suoi ; se non saprà lasciargli neanche lavori nuovi e nuove coltivazioni e risorse di vita, questa generazione presente farà come quel padre che mette al mondo di molti figli, sciupa loro il patrimonio, non li istruisce a nessun lavoro, ed infine li abbandona.

E' pertanto necessità imprescindibile, materiale e morale che le genti di oggi si muovano, che creino a nuovo, che operino, che facciano. L'economia delle famiglie, l'economia del paese, l'economia nazionale lo vogliono. Qui, non si tratta di troppo pensare, è questione di lavorare per ovviare ad una rovina, prossima futura, chiaramente preveduta, che apertamente, a larghi e. chiari segni si annuncia.

Come farà il paese, già così aggravato di spese. a sobbarcarsi le tante altre già dette necessarie per l'igiene, e questa ancora della nuova conduttura d'acqua? Senza dubbio è troppo; è troppo per le forze del paese.

E tuttavia, qualunque ragione egli abbia, qualunque sia la sua situazione, il paese deve riflettere che non potrà mai essere giustificato davanti alla posterità, se ne starà colle mani in mano, e lascerà passare i mesi e gli anni senza operare, Opererà, non vi è dubbio, farà quanto potrà e saprà a favore di quelli che da esso son nati, a devozione e a grande amore di questa nostra Italia, fatta oggi grandissima per virtù e valore di tutti i suoi flgli.

Nei momenti estremi, risoluzioni estreme e senza ritardo.

Il paese, poiché ha dato tutto quello che poteva e può dare impegnerà l'avvenire e lascerà ai futuri, colle nuove opere fruttifere, le annualità che ancora rimarranno, un nuovo credito tradotto in grandi e necessarie opere compiute di gran reddito. Così decidere e fare è equo, ragionevole, encomiabile, e sarebbe sommamente riprovevole se non fosse fatto, Nei momenti attuali, non operare vorrebbe dire lasciar morir il paese.

Così decidere e fare, è dare la più alta applicazione principio della cooperazione, che è unità di forza senza la quale nulla è possibile di veramente grande, è la soluzione più equa nei suoi pesi, la più benefattrice nelle sue provvidenze.

ln ultima analisi è pienamente giusto far concorrere nei lavori e nelle opere del prògresso e della civiltà quelli che verranno, i quali saranno altresì quelli che più ne godranno, e ne godranno poi gratis, come noi godiamo di tanti lavori compiuti dagli avi nostri.

I benefici della Guerra Libica, sostenuta col sangue e colle finanze dei viventi d'oggi, saranno goduti dalle generazioni future, a parte l'aureola di gloria che ne viene fin d' ora a tutta Italia ed al nome Italiano ; e sia onore eterno ai guerrieri che l'hanno così valorosamente combattuta. Anche Camporosso ha dato il suo contingente e se ne vanta.

Dopo tutto sarebbe la più triste e sciocca risoluzione. quella di lasciarsi morire oggi per la sola tema di lasciare qualche debito per domani, debito garantito e coperto, ad usura, da opere fruttifere. Nessuna considerazione, nessuna legge, né morale né positiva, può imporre la morte volontaria a nessuno.

ln alto i cuori. Gli abitanti di Camporosso vedono passare sopra il loro capo una doppia' condotta elettrica di grande potenza, stabilitasi proprio in quest'estate con rapidità meravigliosa e non pochi milioni, e che porterà fino a Genova le forze prese al fiume Roia. Di questi giorni S. E. il ministro dei Lavori Pubblici ha posto 1a sua firma ad un decreto che stabilisce per la bonifica di 86.000 Ettari di terreno nel ferrarese, bolognese e ravennate, con 'la spesa di 56 milioni. Il cuore del ministro deve avere sussultato di gioia come quello di un generale che firmi il bollettino di una sua grande vittoria. E sia altissima lode a S. E. il ministro, e gloria suprema a questa nostra Italia.

I cittadini di Camporosso tengono in alto i cuori ciò vedendo e considerando, ed aprono l'animo alla più viva speranza che anche per loro potranno esser fatte quelle spese, di tanto più piccole, che varranno ad assicurare loro, ed ai loro figli, provvidenziale Iavoro.

paese farà sicuramente quanto potrà e saprà. Ma è altresì ragionevole considerare, ed è giusto e necessario ripeterlo, che esso, non può essere lasciato solo in questo amore di opera, di previdenza, e di miglioramento economico con tanto pensiero del l'avvenire,


La popolazione di Camporosso diminuisce. se noi perdiamo l'aiuto del Governo, il Governo perde tutto l'aiuto del lavoro nostro. Così io sento dire.

Ed invero è una cooperativa a due nella quale quello che mette meno e che ritira di più è quello che dà il denaro, il Governo. Il denaro, questo mezzo potentissimo che vale a dar fuoco alle polveri, a mettere in funzione, ad eccitare e infiammare tutte le energie lavorative e produttive dell'altro contraente, il Popolo:

E che queste energie siano depresse, perdute, lo prova il fatto che il paese di Camporosso, già sulla via ascensionale, è ora in pieno decadimento. La sua Popolazione, non solo, non cresce proporzionalmente secondo la legge naturale, e, diciamo, secondo è legge in Italia, ma diminuisce.

Io prendo il paese più vicino, la cittadina di Dolceacqua, che dista appena 4 chilometri da noi, è più dentro terra, in valle più stretta, con terreno più difficile ma meno bersagliato dalla fortuna, e che manda fuori tanta gente quanta e più di Camporosso. Dolceacqua nel censimento del 1901 contava 2442 abitanti, ora, censimento del 1911, ne conta 2724. Ha avuto dunque un aumento di 282 persone, pari all'11,55 per cento.

Camporosso nel 1901 contava una popolazione di 1651 anime. Alla stregua di un per cento d'accrescimento come per Dolceacqua, Camporosso avrebbe dovuto avere nel 1911 un aumento di n. 191 abitanti ; e quindi un totale di 1651 + 191 = 1842.

Ebbene, Camporosso al censimento del 1911 dà una popolazione di 1645 persone, cioè n. 6 in meno ancora che nel 1901. E la perdita totale in confronto di Dolceacqua è di 191 + 6 =197.

In cifra tonda Camporosso, dopo dieci anni, si presenta alla Nazione Italiana impoverito di ben 200 uomini. E questa è vera e grave perdita per lo Stato.

Vuol dire che le condizioni di vita sono venute meno.

Le condizioni del vivere si aggirano su questo circolo: I mezzi di sussistenza, che mantengono la popolazione, la quale lavora e fa nascere i mezzi del vivere. Più il lavoro produce di mezzi e più cresce la popolazione. Il lavoro rimane infruttifero?... e la popolazione diminuisce. Il circolo del vivere a Camporosso è stato spezzato alla produzione dei mezzi di sussistenza, venuta meno per forza maggiore.

Dia questo soccorso di denaro il Governo, che sarebbe. un anticipo necessario per ristabilire il circolo del vivere, e nel giro di pochi anni rientrerà pienamente nel suo e al di là, per gli aumentati redditi delle nuove assicurate colture.


Nuovo appello della popolazione. I tre grandi lavori compendio di crisi.

Il paese di Camporosso, nella penosissima crisi che lo travaglia, nel momento critico culminante della sua disperata e. perduta economia produttiva, che segnerà profondamente, in bene od in male, la sua traccia, in dipendenza delle soluzioni di adesso , il paese di Camporosso, in queste sue disperate strettezze che passano di gran lunga i suoi mezzi, fa appello a tutto il benevolo appoggio del Governo, e sente che senza di questo appoggio, largo, efficace, non potrebbe risolvere 1a sua crisi che si compendia in questi tre punti :

a) Arginatura del Nervia ;

b) Nuova conduttura d'acqua ;

c) Risanamento del paese, lato est accompagnati da queste altre tre condizioni contrarie :

Paese esausto contribuenti aggravati al massimo — Rendite campestri ridotte a zero.

x

Arginatura del Nervia. 152 Ettari di terreno. 8000 m. di argine. Collegamento del paese colla regione Braie Ponte Braie. Collegamento del paese con gli altri territori al di là del Nervia. Tre Passerelle : a) Santa Croce ; b) Cian da Cà ; c) Luvaira.

Riassumo nel seguente specchietto le localita che sono in balìa s del Nervia cominciando da monte.

La misurazione é stata fatta in modo speditivo, ma è piuttosto al di sotto che al di sopra del vero.

Zona

LOCALITA'

METRI 2

ANNOTAZIONI

A

B

C

D

E


F


G

Confini

Pettaletti e Luvaira

Prai

Pian da Cà e Marri Braia

Canei, Praetti, Bigaude,

(ad Est di Camporosso)

Braie, Pian di Nervia

(Paolina, P.niVallecrosia).

Terreni a valle dei ponti (Marina).

50.000

90.000

50.000

132.000

358.000


810.000

30.000

Sono gli appezzamenti che urgentissimo garantire. L'arginatura deve cominciare dai Defizi di Michelill e andare alla punta dell'argine del Pian di Nervia (Paolina).

Totale m2 1.520.000.


Si ha quindi una superficie totale da proteggere di oltre 152 ettari.

Il totale delle arginature, senza entrare in dettagli, che occorrerebbero misure precise, passa di non poco gli 8000 metri.


Miracolo dell' arginatura. Non è il caso di ricordare qui esempi di corsi d'acqua arginati. Mi piace tuttavia fare un breve accenno ad uno solo, cioè all' Ombrone Pistoiese per la molta somiglianza che ha col nostro Nervia. Il bacino montano dell' Ombrone è meno ampio di quello del Nervia. Ciò non per tanto esso raccoglie acque perenni per la grande quantità 'di pioggia che cade su quei monti, tutti coperti da fitti boschi. E abituiamoci fin d'ora a credere che questa tanta pioggia vi cade appunto perché vi sono i boschi, chè realmente così è.

Quando l' Ombrone infuriava era terribile quanto il Nervia, e come questo devastava larga mente il piano. Ora non più. Da molti anni è stato costretto per un tratto di oltre 6 chilometri di lunghezza, dico così a ricordo non avendo una carta, tra due argini continui e paralleli. Ebbene, ora, il piano pistoiese, ricco di campi feraci, ottimamente coltivati a coltura variata ed intensiva fin contro gli argini, e da dove va per il mondo tanto vin Chianti, è una tra le più belle zone, più produttive e più progredite della nuova Italia.

Questo è il miracolo dell'arginatura e della sicurezza dei campi, Gli 8000 metri e più di arginatura del Nervia, non che spaventare, debbono essere considerati, gioiosamente, come la chiave di una grande ricchezza, inafferrabile adesso perché non si hanno le unghie abbastanza armate, ma reale e sicura, come è nella fede di tutti, e come tanti altri esempi di fiumi arginati 10 provano.

Se anche fossero necessari 10.000 metri di argine, dal mare fino a Dolceacqua, e costasse ogni metro lire 50, prezzo enorme, si avrebbe una spesa di L. 500,000 (mezzo milione). I terreni assicurati sarebbero per Camporosso m.q. per Dolceacqua non meno di 50.000.00 Totale m.q. 1.202.000

La spesa di arginatura per ogni mq. sarebbe di lire 0.41.

Ora : ogni metro quadrato di questo terreno vale, largamente, una lira : si ha quindi, oltre al pagamento di tutto l'argine,. un beneficio assicurato di lire 0,59 per m.q. pari in totale a lire 709,180.00.

Tutti spenderebbero volentieri. 41 centesimo per avere 1 lira.

All'uscita di Dolceacqua il torrente è più raccolto e meno girovago, il suo letto si conserva per un buon tratto ancora abbastanza stretto. Il Sig. Vigarello, in territorio appunto di Dolceacqua, si è creato una bella vigna, e l'ha difesa con un argine della lunghezza di 212 metri, largo alla base m. 1.20, in sommità m. 0.30, alto 4.00, e gli è costato 52 marenghi; 1040 lire. In media L. 5 al metro corrente. Ha trovato sul posto pietre, sabbia e modo di fare la calce. Questi materiali si trovano a piè d'opera per tutte le arginature che si considerano. Evidentemente in una impresa quale risulta dallo specchio sopra indicato non è possibile contare sulla base di L. 5.00 al metro corrente, occorrerà forse andare a 20 a 25 ed anche a 30 lire, perché in alcuni punti dove il torrente urta in pieno, sarà necessaria maggior robustezza, profondità ed altezza. Sul sito, o nelle vicinanze, si trovano in abbondanza pietre da muro.

Sarebbe da esaminare, se anziché a muro, non giovi meglio costruire -- per lo meno nei tratti in rettilineo ove l'acqua solo corre e non urta -- col sistema a calcestruzzo, armato opportunameute con legni interni che resterebbero rinchiusi nel masso. Si avrebbero dei monoliti che, sembra, dovrebbero essere resistentissimi, e capaci di sostenersi anche quando potesse avverarsi qualche principio di scalzamento alla base.

Sul sito si ha sabbia e brecciame grosso e minuto a volontà.


Larghezza dell'alveo. I ponti della strada nazionale e della ferrovia presso la foce del Nervia hanno la larghezza, in cifra tonda, di 70 m. ; con una nuova luce potrebbero essere portati a 100 m. circa. Quindi lo spazio libero da lasciare al torrente da argine ad argine, o tra argine e 1a riva opposta basterà che sia da 100 a 150 metri.

Nel tratto di fronte a Camporosso l'argine sarà portato avanti quanto più possibile, lasciando il suo letto al Nervia tra l'argine e il piede del monte, dove in alto corre.

Di massima gli argini dovrebbero seguire il corso attuale del torrente rettificandolo però, in modo da dare all'alveo un andamento rettilineo ad ampie ed insensibili curve, affinché le acque possano defluire quanto più è possibile liberamente.

Si farà così anche economia di murature.

Ma non tanto per questo è necessario ciò dire, quante per fare presente una, particolarità speciale di questo torrente, rovinosissimo e devastatore, se nel suo corso gli si presentano ostacoli, tanto quanto frontali, e curve troppo sentite.


Collegamento del paese con la Regione Braie - Ponte Braie Con le arginature si presenta la necessità di altri lavori.

Occorre anzitutto un ponte che congiunga le due rive arginate all'altezza della mulattiera che va alla regione Morteo, o poco più sotto di essa. Questo ponte a mezzo di una strada, che verrebbe aperta in fondo al corso alberato Vittorio Emanuele II, servirebbe a mettere in comunicazione sicura, continua, la vasta e popolosa regione Braie col capoluogo Camporosso. Esso servirebbe a meglio tracciare, definire e rendere regolare la strada di Camporosso — Braie - Stazione di Vallecrosia, strada che già esiste ed è comunale, è frequentatissima tanto dai proprietari del luogo, quanto da chi abbia a recarsi da Camporosso a Vallecrosia-Bordighera o viceversa, ma l'instabilità del torrente rende impossibile ben tenerla.

Inoltre per la mancanza del ponte. che potrebbe essere detto : — Ponte Braie -- la stada resta interrotta per lo meno sei mesi dell'anno, e le comunicazioni col o dal paese non possono avvenire altro che per il ponte Nervia sulla strada nazionale, oppure bisognerebbe fare il giro da Dolceacqua e passare poi per boschi, e dove bastava un quarto. d'ora o mezz'ora per andare e venire occorre impiegare due o tre ore buone.

Contare che la regione Braie è . molto ricca ed ha molte e frequenti relazioni di affari per scambi, , vendite e compre. Tutti questi affari sono perduti per il paese ; gli abitanti di quelle terre vanno alla marina, e quasi si sentono come forzatamente staccati dal paese.

I ragazzi non possono recarsi alla scuola in Camporosso, e debbono andare giù a quelle di Vallecrosia nella regione Piani, ed i genitori debbono sottostare a doppia spesa. Oppure non vanno a nessuna scuola, ed è anche peggio ; né si potrebbe, far grave colpa ai padri di famiglia per questa trascuranza dovuta a causa di forza maggiore.

Il medico non può portare l'opera sua in quelle campagne che con ritardo nei casi urgenti, e, nei casi ordinari, non può essere così assiduo presso i malati, come pure vorrebbe e sarebbe desiderabile.

Gli abitanti mancano perciò di quelle cure per le quali pure son pagatori di tasse al Municipio, e sono costretti a rivolgersi altrove incontrando altre maggiori spese. Una famiglia, e ne dico subito il nome, Piombo Antonio (Prevostin), ebbe, nello spazio di poco più di un anno, la sventura di tre differenti casi di malattia, uno dei quali seguito da morte. Non potendo profittare per causa del Nervia delle cure assidue e costanti del medico del paese, dovette rivolgersi alla macina ed ebbe una spesa in più di circa 500 lire.

Se nasce un bambino non possono portarlo a battezzare. E se muore una persona è cosa anche più seria.

E' uso per gli abitanti delle campagne recarsi alla domenica per la prima messa in paese, e darsi convegno profittando di quella mattinata per discorrere, sentire, scambiarsi idee. Gli abitanti delle Braie, a loro malincuore, non possono godere di questa soddisfazione e vantaggio.

Molti di questi abitanti hanno casa anche in paese non possono profittarne, e i depositi che vi tengono sono presso che abbandonati.

La necessità di questo ponte, da servire anche pel transito dei rotabili è imperiosa. Non è possibile lasciare per metà dell'anno tanta gente separata, tagliata fuori dal suo centro- amministrativo. I reclami di questa gente sono senza numero, e non solo di adesso.

E' ancora da considerare che la regione Braie, specie in alto dove si collega col poggio o campagne dette i Pussi, si presta egregiamente per la costruzione di case, che è esposta a mezzodì e prende il sole del mattino e della sera ; è, si può dire, una zona marina per temperatura, clima ed esposizione e per la sua poca distanza dal mare. I proprietari ben desidererebbero costruirvi un'abitazione ma li trattiene il pensiero dell'isolamento.

Manca l'acqua in queste campagne dette Pussi, ma i proprietari qualora vi fosse il ponte si unirebbero in società, e; a mezzo di una pompa da stabilirsi nel torrente, farebbero salire l'acqua fino alle terre più alte.

La valle di Nervia, la regione Braie, avrebbero anche la soddisfazione di vedere i Signori Migone percorrere con la loro automobile, la nuova strada aperta attraverso i campi di garofani per recarsi alla loro villa di Cassögna, che è 'un vero e proprio castello di questa nostra valle Nervia sull'alto delle pendici di monte Cima della Croce, in mezzo ad una ampia distesa di campi olivati, di vigne e di boschi, mentre per andarvi ora sono obbligati a passare per San Biagio.

E non faccio altre considerazioni per questa stupenda regione Pussi, che potrebbe essere trasformata, solo con la pompa per l'acqua e con una strada, in una stazione climatica deliziosa.

Collegamento del paese coi territori al di là del Nervia, Tre Passerelle. A parte il ponte ora detto occorre considerare che Camporosso oltre la regione Braie, possiede i tre quarti inferiori di tutto il versante orientale della valle, cioè al di là del torrente a cominciare dalla strada della Cornice fino al confine di Dolceacqua. Ebbene tutto questo terreno non é unito in nessuna maniera con Camporosso e quando il Nervia infuria; gli abitanti del paese, per recarsi alle proprie campagne a raccogliere olive, far legna o curare gli animali che alcuni vi tengono, debbono fare in andata e ritorno il lungo giro della marina al ponte Nervia, impiegarvi una mezza giornata in pura perdita e portarsi a spalle i raccolti fatti, passando, come è loro possibile, per sentieri malagevoli od attraverso i campi, od abbandonarli incustoditi in qualche vecchio casolare. Non pochi sono obbligati a lasciar perdere i frutti che sempre restano almeno trascurati, deteriorati, specialmente le olive che dovrebbero essere colte appena toccato terra e sarebbe anzi da evitare anche questo.

I male . intenzionati, i rapinatori, hanno buon giuoco a commettere ruberie, perché sicuri di non essere disturbati.

Benché non si abbia notizia di vittime, pure tutti gli anni non pochi corrono grave pericolo di essere portati via dalla corrente, che tentano di passare anche quando è ancora assai alta, per evitare il lungo giro del ponte Nervia.

Anche senza vittime, le cadute in acqua sono moltissime, i bagni involontari nel cuore dell'inverno in acque ghiacciate possono bene essere micidiali per altra ragione, come, purtroppo non ne mancano esempi.

Il 4 del corrente dicembre è stato portato al camposanto un padre di 46 anni per polmonite violenta, portata repentinamente al periodo acuto, pel ripetuto passaggio a piedi nudi del Nervia, la massima prima del levare del sole e sul tardi, la sera, all'annottare, dovendosi recare a giornata. Ed è una famiglia — madre, e quattro piccoli figli orbata di padre il quale, colle sole sue braccia, provvedeva il pane a tutti. Nobile, oscuro martire, caduto per il più santo dei doveri, l'amore dei figli ; perduto per l'imprevidenza e la neghittosità sociale a fare un misero ponte.

x

Passerelle. Con le arginature si presenta l' opportunità di legare stabilmente le due rive, a grandissima soddisfazione ed a salute di tutti, a beneficio economico privato e pubblico.

Dico che debbono costruirsi le seguenti tre passerelle in legno, ben stabili e solide, per pedoni e pel transito delle bestie da soma.

1a Passerella. In corrispondenza della mulattiera, di regione Santa Croce, che è anche l'unica comunicazione diretta col comune di San Biagio della Cima. Attraversa il torrente allo stesso punto la grande conduttura elettrica della società R. Negri, la quale, non è da dubitarne, di buon grado concorrerà nella spesa.

2a Passerella. Alla regione Pian di Casa (Cian da cà), di contro alla Braia di Tiranti.

3a Passerella. Alla regione Luvaira, di fron-te al vallone di Montecurto.

E' attivissimo il passaggio nelle località indicate per le tre passerelle e la gente vi stabilisce sovente un passaggio su pietre poste a distanza di passo d'uomo in dialetto, le peae Altre volte si serve di tavole. Al presente esiste alla regione Luvaira un passo, dirò così volante, 5 metri alto sull'acqua, lungo 30 m. circa e steso su fili metallici come quelli di una linea telegrafica, elastici al passaggio delle persone, sì che, pare di essere in aria, e spesso, anche in acqua. E' a questi passaggi che più di frequente avvengono d'inverno le cadute nel torrente.


lX


Torrente Cantarana (o di Ciaixe). Tombino di S. Rocco.

Torrente Cantarana. E' un torrente che va pure soggetto ad ingrossamenti furiosi e rovinosi ; porta allora molto materiale, terra e sabbia e ciottoli che deposita in piano. Corre al lato sud di Camporosso e rasenta anche qualche casa. Prima era incassato e molto basso, ora ha riempito tutto il suo letto ed è già in rilevato; il ponte sulla strada provinciale all'ingresso di Camporosso, una volta alto tre e più metri sul fondo dell'alveo è ora ostruito, e quando il torrente è in piena passa sul ponte e si riversa sul Corso Vittorio Emanuele e sui terreni adiacenti che danneggia e devasta coprendoli di ghiaie e pietre.

Questi fatti e guasti del torrente Cantarana sono giunti a tale punto, che non è più possibile rimandare un provvedimento senza andare incontro a grossi guai per le case vicine e per i terreni.

Ritengo che a fine di prendere una misura radicale e che assicuri per lunghissima serie di anni, si dovrebbe costruire una diga nella località San Francesco, cioè alla più vicina stretta della piccola valle per trattenere al di sopra di essa tutto il materiale alluvionale. Asportare quindi i pietrami e le ghiaie esistenti a valle della chiusa, scavare insomma il fossato, continuare lo sbocco sotto il ponte, e fino al suo imbocco nel Nervia ; costruirvi in muratura un canale coperto sufficientemente spazioso per il libero passaggio dell'acqua anche quando il torrente è in piena.

Sarebbe una spesa fatta una volta per sempre. Quando dopo 80 — 100 anni il bacino formato dalla diga potesse essere colmato, sarebbe facilissimo a quelli che allora dovrebbero provvedere, costruire con pochissimo denaro un'altra chiusa più a monte, capace di contenere il materiale di corrosione per almeno 500 anni.

Se, intanto, l'acqua trattenuta dalle dighe fino all'affioramento non filtrasse e formasse lago perenne, tanto meglio, se ne profitterebbe per scopo irrigatorio e sarebbe un tanto guadagnato. Credo anzi sarebbe convenienza creare di questi laghi artificiali come grandi serbatoi d'acqua da servire per l'estate. Non si potrebbe fare quello che gli inglesi, con le braccia degli italiani, hanno fatto al Nilo nell'alto Egitto, ma sarebbe qualche cosa, e di grandissimo utile per noi. Avevo scritto questo quando mi venne dato vedere in alto, sullo stesso Cantarana, un esempio del genere, un lago di chiusa con molte migliaia di mc. d'acqua per irrigadei terreni nell'estate : proprietario Sebastiano Meggetta.

Questo lavoro di sistemazione del torrente Cantarana sarebbe di spettanza della Provincia, la quale ad ogni modo deve garantire il passaggio sulla strada all'altezza del ponte, e far si che l'acqua del torrente passi sotto di esso e non sopra, e vada ad immettersi tutta e raccolta nel Nervia.


Tombino di S. Rocco. Quando venne costruita la strada nazionale della Cornice, nel tratto fra i torrenti Nervia e Vallecrosia, non vi era una casa; i terreni, coltivati secondo le usuali culture di allora, erano ben lontani dall'avere il valore di adesso La strada nazionale non tenne quindi allora conto delle acque che, in tempo di pioggia scendono dal versante sud, o piovente terminale del contrafforte di Cima della Croce, tra i due torrenti sopra detti, Quelle acque purché non toccassero la. strada, potevano prendersi liberamente la via naturale del basso. Cominciate le costruzioni di case lungo la strada, le dette acque furono dai costruttori cacciate in là, purché non toccassero i loro fabbricati, così come aveva fatto prima la strada nazionale. Allo stesso modo fecero i costruttori successivi.

Ora, questi rigagnoli che presero il nome da San Rocco, da dove scendono, sono chiusi da tutte le parti, da fabbricati e da terreni coltivati a fiori, e quindi di alto prezzo.

Alle acque sopradette si aggiungeranno adesso quelle necessarie per le presse idrauliche dello stabilimento Rondelli, 250— 300 ettolitri che saranno versati, tutti i giorni nel Tombino San Rocco, il quale passa proprio dentro la cinta dello stabilimento e non ha sfogo nel Nervia. Nasce quindi anche la necessità, e urgente, della sistemazione di questo Tombino, la quale pure si collega coll'arginatura del Nervia.


X


Precedenza dei lavori in linea di urgenza. Per quanto giå detto ed indicato incidentalmente quali siano i lavori più urgenti e quali meno, è necessario riaffermarlo qui in modo distinto.

  1. Il lavoro della zona E terreni davanti a Camporosso cominciando dall'alto, cioè all'altezza dei frantoi Michelin, e colla passerella di Santa Croce, è il lavoro che primo si impone in linea di urgenza per l'importanza e per la sicurezza da dare all'abitato di Camporosso.

  2. Vengono quindi i lavori delle zone F Braie e G Marina, cominciando dalla parte alta, e facendo subito il ponte Braie.

  3. Dopo, gli altri lavori A, B, C, D, cominciando contemporaneamente dalla zona Confini, e dalla zona D che è indipendente tanto a destra che a sinistra del torrente e sta da sola,

Per ognuno dei tronchi esiste un tratto, quello a monte che fa, in certo qual modo, come da scudo frontale in tutta la zona. Questo piccolo tratto frontale rappresenta, l'urgenza dentro ogni zona.


XI.


Piantagione di pioppi e strada lungo argine. I boschi sono fondo inalienabile. Testa d'Alpe. Floridezza ritornata.


Piantagione di pioppi e strada lungo argine. Lungo gli argini delle due rive dovrebbe essere lasciata, internamente quale proprietà del comune una zona di 20 metri, da cima a fondo della valle. Nei primi 15 metri, contro gli argini, sarebbe fatta una piantagione di pioppi del Canadà, che il ministro d'agricoltura Industria e Commercio di buon grado fornisce gratuitamente, che ben sa quanto il bosco rende, ed è in modo speciale grande necessita economica. della nostra Italia. Gli altri 5 metri servirebbero per costruirvi una comoda strada, utilissima, indispensabile pel servizio delle nuove terre.

Bosco di pioppi e dovrebbero essere, ben si intende, su tutte e due le rive del torrente e continui, ininterrotti, dal mare ai confini di Dolceacqua, o, meglio fino a Dolceacqua e dovrebbero continuarsi anche, cosa pure bene intesa, nei tratti che potrebbero essere non arginati, ed in quelli pochi che già lo sono.

Sarebbe altresì una bella passeggiata, che avrebbe già dell'utile pel solo invito all'esercizio del camminare ; i vecchi saprebbero dove andare a prendere un pò di sole, o di ombra e dilettarsi pei campi ; sarebbe di decoro della valle ; di grande beneficio finanziario pel comune per il reddito che ne ricaverebbe dalla vendita periodica e continua dei legnami ; esempio vivente, parlante alle popolazioni e incitamento di amore alla conservazione delle piante e del bosco, donde tanta ricchezza ne viene ai paesi che li possiedono.

Non solo ; ma questa piantagione di pioppi rinforzerebbe gli argini, garantirebbe meglio i terreni, romperebbe le acque eventuali di sopra versamento nelle piene straordinarie, promuoverebbe il dissodamento del terreno col lavoro delle radici, nel mentre che le radici stesse creerebbero nel sottosuolo un viluppo tale di forza e di resistenza, da non esservi migliore e più solida difesa pei coltivati.

E il fogliame non sarebbe esso pure tanto utile per la concimazione naturale del suolo. e per la produzione dell'umus vegetale ?

Quelli che, tagliano i boschi senza alcun pensiero e riguardo, quelli che li distruggono meriterebbero di essere processati per i danni che recano.

Quelli che hanno denudato le alte montagne dovunque, e in questa stessa nostra valle, hanno commesso assai più che un delitto ; hanno procurato volontariamente infinite rovine alle quali pure sempre si accompagnano miserie, dolori e pianti.

Le alluvioni, le devastazioni di questo nostro Nervia, ormai tutti sappiamo che son dovute all'alpe denudato di piante, spogliato di ogni vegetazione. L'altipiano di Forquin subito dopo l'Abeglio, il M.te Forquin, il Rebizzo, il Toraggio ed altri siti intesi come nomi determinativi di vaste regioni, sono tali e tante estensioni: che coperte di boschi. e lo erano !!, varrebbero milioni; ora sono invece senza alcun valore.

Ora da queste regioni nude, e misere, e ridotte in gran parte sino al vivo sasso senza neppure un'oncia di terra, vengono i diluvi del torrente, e viene la povertà continua e crescente della valle. Ora se vogliamo comprare tanto di legno da fare la gabbia di un canarino, dobbiamo rivolgersi all'Austria-Ungheria, alla Svezia, all'America e pagare doppio e triplo.


I boschi sono fondo inalienabile. I boschi appartengono a tutte le generazioni e non ad una generazione soltanto. Noi siamo stati danneggiati gravissimamente dai nostri padri che hanno distrutto i boschi, mentre li avevano solo in usufrutto.

Per la distruzione dei boschi non abbiamo più né piogge annuali, né sorgenti, né acque perenni. Diluvi per subiti acquazzoni che spazzano via tutto, e poi siccità ed arsura per tutto l'anno, Anche il regime delle piogge è cambiato.

Io questo voglio dire, e mi intrattengo volentieri su questo argomento : Amiamo, curiamo i boschi, rifacciamo le nostre foreste, fonti inesauribili di tanto bene, pensiamo per i nostri figli. Chi ha sopra i suoi terreni una bella pianta, non la tagli, la protegga, la lasci venire a maturità ; è un capitale impiegato ad interesse composto ed è affidato ad una banca che non fallisce. La pia madre la Terra è la banca più sicura e più saggia che esista ; è quella che sola provvede le materie prime a tutte le altre create dagli uomini, è la sola che faccia ricchi i popoli.

I pioppi piantati lungo i nostri argini del Nervia questo ci diranno nel più alto persuasivo linguaggio del vero, mentre con le loro folte chiome ne daranno fresco di estate, tratterranno i venti troppo furiosi, e forse contribuiranno ad una più regolare, ed abbondevole successione, di annuali, benefiche piogge.

x

Testa d' Alpe. E per non parlare così ad orecchio dirò che. come è mia abitudine, sono andato in montagna a vedere, e con testimoni. Era con me il Signor Giovanni Tacconi di Ernesto diciotenne, studente di liceo a Roma. Un'altra comitiva del paese era già sui monti che pure potrebbe dare ragione di quel che io dico ; era composta dei signori Rondelli Pietro e figlie Maria e Francesca, Rondelli Michele, Gibelli Teresa.

Dunque, il giorno 29 Agosto corrente anno, preso, noi due un po' di colazione in un tovagliolo non ben legato siamo andati a Testa d'Alpe (1553 m.), per istruzione e diporto, ed anche come allenamento, avendo in animo di fare poi l'ascensione del Monviso (3843 m.) che effettivamente compimmo il 9 settembre successivo.

Partimmo da Camporosso alle 5 1/2,' 'a mezzodì a Forquin passando per l'Abeglio; alle 16 a Testa d'Alpe; alle 19 a Rocchetta Nervina; alle 21 1/2 a Camporosso.

Ebbene, l'Abeglio è un bellissimo bosco a due punte tra le quali passa il viottolo ; due punte aguzze, molto ripide, e che sono in alto, tutta una roccia. Ciò non di meno il bosco vi si conserva vegeto e folto. Che i comuni di Dolceacqua e di Rocchetta non lo distruggano ! Rocchetta Nervina ha concesso ora un taglio nella sua porzione, e il concessionario ha teso un filo metallico flno al paese per farne discenderei pini, non manchi attento quel paese. Se il bosco viene distratto coi pochi anni tutta quella montagna .sarà una frana sola che chiuderà la valle. Anche noi siamo interessati alla conservazione di quel bosco.

Forquin, che viene dopo, è un altipiano esteso almeno dieci volte tanto, come superfice, che l'Abeglio. Non vi è un arbusto grosso quanto il bastone di una penna, Quel giorno di sole cocente un pastore vi pascolava un piccolo gregge, forge una trentina di capi tra pecore e piccole capre, ma non terminava di lagnarsi che le sue bestiole non trovavano di che sfamarsi.

Perché non si rimbosca quell'altipiano, così comodo, con buon fondo, e che darebbe tanta ricchezza e delizioso soggiorno ?

Quale contrasto invece con Testa d'Alpe, che pure è in meno favorevoli condizioni. Più alta, piú ripida, a terreno più disuguale, Testa d'Alpe è una vera foresta coperta da alti e grossi pini, che tengono tra il tipo marittimo e l'abete, e vi sono faggi e frassini. Di sotto alle piante, e ve ne sono di tutte le età, sonvi pascoli abbondanti e sanissimi, e fontane zampillanti.

Vi sono le vaccherie. Ouella di Cremo, visitata da noi due, aveva 42 bellissime vacche, pingui e fruttifere. Che latte squisitissimo, sapido, e come deliziosamente gustato lassù, dopo una buona passeggiata, a quelle ombre, in quel fresco sano, dolcemente ventilato della foresta ! Ho rimpianto di non aver avuto con me la mia tenda, compagna di tanti campi per rimaner lassù a godere e vivere un po' di tempo della salute della montagna.

Mentre Forquin sembra un deserto africano, e vi si muore di caldo e di sete, a Testa d'Alpe si respira e si sente passare e circolare in tutta la vita una sanità che rinfranca e rialza, e fa amare quelle foreste popolate a disegno di Dio creatore, e dell'uomo ancora non guaste. Ombre, buonissimo latte, buonissima acqua, riposo dolcissimo rinvigorente; perchè, domando, l'uomo ha distrutto i boschi, perché è, stato tanto nemico di sé stesso ?

Questo ho detto come per mettere a confronto il bene col male, a controprova delle immense rovine prodotte dalla. sciagurata distruzione dei boschi, e delle foreste.

Ancora : a Forquin non si vede più il volo di un uccello, né un leprotto a fuggir via, non vive più nulla. A Testa d'Alpe caccia abbondante , d'ogni sorta !


Floridezza ritornata. Se io guardo innanzi con gli occhi della mente, a quando l'arginatura del Nervia sarà un fatto compiuto, io vedo davanti a Camporosso, ove ora è si vasto deserto, sorto un ampio giardino, con casette e villini, e piante, e fiori, e frutti sani, abbondanti, profumati.

Vedo ritornate le arance, e quelle perdute pesche giganti già denominate Moscatele dal. bel colorito roseo, biondeggiante, odorose, prelibate, squisitissime. E rose fiorite io vedo, garofani variopinti, e tanti altri rimpianti adornamenti dei campi ; e vigne, e ricchi superbi ortaggi ; ed alte erbe pascolive e prati con molte e numerose mucche dal saporoso latte. E i confini di proprietà io vedo non più segnati come ora da siepi o muri, che tolgono luce, aria e calore con reciproco danno, ma solo indicati da una semplice linea invisibile e rispettata, Che troppo il terreno è prezioso per perderne un solo centimetro. Io vedo i vasti rinnovati campi solcati da un ben inteso sistema di stradelle e di canaletti irrigatori. costruiti in calce, biancheggianti, dritti o rettangoli, dove l'acqua rapida corre e senza alcuna dispersione.

Tutto questo, che par sogno, sarà domani realtà solo che il Governo lo voglia, e volga un pensiero a questa valle. Tutto in breve sarà realtà, piena, smagliante e brillante superi ore al sogno.

Queste popolazioni fidenti, vedenti chiaro nel futuro, dicono ; Aiutateci Governo e noi vi compenseremo largamente col nostro lavoro, al cento per cento. Perché sarà vita ove. ora è morte ; perché i campi messi a coltivazione fiorita saranno portati al più alto censo, per noi proprietari e per voi Governo. Non tutto noi, aspettiamo dallo Stato, dicono queste popolazioni, noi mettiamo cuore e braccia e il riposo della notte, solo noi attendiamo ed invochiamo quello che noi non abbiamo ne possiamo avere; noi chiediamo i mezzi per poter muovere la leva che ridarà vita a quuesta nostra avvilita contrada.


XII


Piano finanziario. Per le strematissime condizioni del paese il piano finanziario dovrebbe essere stabilito così :

60 per %

allo Stato

20

alla Provincia

10 »

al Comune

10

ai Proprietari,

Tempo 5 anni ai proprietari pel dissodamento dei nuovi terreni.

Passato questo limite esproprio, senz'altro procedimento da parte del comune, che diverrebbe proprietario, e multa ai proprietari negligenti pari alla metà del beneficio perduto, Esenzione per 10 anni da ogni imposta sui terreni da dissodare, e imposta ridotta della metà per gli altri dieci anni successivi,


XIII.


Nuova conduttura d'acqua. È da ritenere, fondatamente che sarà per il paese presso a poco di uguale beneficio dell'argine Poiché : gli olivi coll'irrigazione mercé la nuova conduttura, o ritornano in vendita e si conservano; o si mantengono improduttive si sradicano passando ad altre coltivazioni, fiori, rose in ispecie frutti, ortaglie. Il terreno si presta benissimo per ognuno di questi generi. Però fino a che non sia risolta la sistemazione del Nervia a mezzo delle arginature, non è il caso di parlare di questa nuova conduttura. E' bene sia tenuto vivo questo desiderio, che è necessità : ma un lavoro alla volta.

Quando sarà il momento di discorrerne si presenterà l'opportunità di poter ottenere un mutuo sul credito agrario a lunga scadenza, 50 più anni, per non gravare il comune di una annualità troppo elevata e che non potrebbe sopportare, e per concorrere equamente negli oneri anche i beneficati, degli an futuri, sia pure un po' lontani, i quali saranno in migliori condizioni perché allora sarà stata, e, da un pezzo, superata la crisi cui il paese è, e sarà ancora fino a che non siano redente messe in valore tutte le terre del Nervia.


XIV

Igiene del paese. Lato est.

Arginato il torrente davanti a Camporosso, che è il lavoro che più urge, giova ripeterlo ancora, e dovrebbe essere ultimo primo e con la maggiore possibile sollecitudine, il risaname del paese, lato est, verrà da sé e tutti sanno già quali provvedimenti sono da prendere. Questi provvedimenti si riassumono nei seguenti punti :

1° Costruzione, ad est del paese, di una strada in rilevato che vada da Sud a Nord, e a

distanza di 50 metri dal paese stesso.

2° Riempimento di tutto il tratto tra questa strada e il paese, comprese le buche (Ciotti) salvasanse, non più servibili, dei frantoi, portando il tutto a livello della piazzetta della- Chiesa.

Si ottiene così un piazzale di sfogo da alberarsi con piante ornamentali e salutifere, e munirsi di sedili.

Il bisogno di un piazzale da questo lato è assai sentito per riunione e diporto, pel servizio dei frantoi, ma decoro e doveroso rispetto cittadino. Sorge infatti su questo lato la chiesa patronale, che è il maggior monumento del paese, e non è a dire quanto verrebbe a guadagnare di imponenza e maestosità dalla aperture della piazza.

Può forse sembrare fuor di luogo parlare di sentimentalismo in una pagina arida com'è questa memoria, ma, è un fatto che non si può concepire un luogo sacro, quale un tempio dove la gente si raccoglie a devozione lasciato tra i canneti limacciosi, circondato da sterpi, di ingombri e rifiuti. I nostri padri hanno pregato in questo sacro luogo, noi tutti siamo stati battezzati e tutti, giunta e superata la nostra ultima ora vi ritorniamo per ricevervi come l'ultimo commiato che ci accompagna a Dio. E' triste e doloroso all'anima sapere e vedere il nostro tempio, che tante memorie conserva e rievoca, e tanti senti menti fa nascere ed affetti che avvincono e legano strettamente in un solo pensiero tutti gli animi della comunità, è triste e doloroso vedere questo nostro tempio essere a contatto e sorgere in un sito, dirò così, tanto incolto e trascurato. Questo stato di cose tiene confitta nell'animo di tutti noi un'amarezza che punge come una spina, come un rimprovero.

Garantiti i terreni, dall'argine, sorgerà attorno alla chiesa la nuova piazza che è nel pensiero di tutti, e sarà pure un sollievo all'animo il decoro ristabilito ed assicurato,

3° Apertura su di questo piazzale di tutte le strade, o carruggi, come, e purtroppo, in modo più espressivamente e' peggiorativamente vero, dice il gergo del paese,

4° Taglio delle vecchie case inabitabili, e quindi distacco da esse ed isolamento delle

fabbriche che diverranno, perciò solo, più aereate, più in luce, più sane, più comode per

i lavoranti, meno ammazza uomini di quello che sono adesso, se pure non sarà giunto il

momento di rimodernarle di pianta, e più, separabile dal paese

5° Allontanamento e sistemazione in tubi impermeabili e coperti dalle acque di lavatura

delle, sanse, da usufruirsi per fertilizzare i terreni, anziché lasciarle abbandonate alla

deriva e versarle nel Nervia perdendone il beneficio, e guastando le acque del torrente

come ora si fa e si fa anche a Dolceacqua.

6° Allontanamento del canale Bedale dalle case del paese, e sua sistemazione in tubi

impermeabili e coperti.

A tutti questi lavori, appena arginato il terreno innanzi a Camporosso e costretto il Nervia contro l'opposta riva, ben di buon grado, per l'amore del proprio paese, per il bisogno forte mente sentito di aria, di luce e di pulizia, subito si accingeranno con alacrità gli abitanti di questo paesello che, per vero, si sentirebbe allora, redivivo.


XV

Viva, premurosa, calorosa istanza.

Chiudendo queste mie note tutti i 1645 abitanti di Camporosso miei concittadini, pienamente e profondamente fidenti, prendono parola con me, e con la mia voce formulano, viva, premurosa, calorosa istanza, perché le loro reiterate preghiere di aiuto cordiale, efficace, risolutivo, siano prese in seria considerazione, ed accolte con largo senso pienamente esauriente, abbandonata ogni mezza misura, e con tutta quella sollecitudine che l'estrema strettezza della situazione consiglia.

Camporosso, Dicembre 1912

IL COLONNELLO

FRANCESCO GIBELLI.

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