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IL PANETTONE DEI MORTI, OGGI IL PANETTONE DEI SANTI: UN DOLCE TRADIZIONE DELLA MEMORIA SABAUDA

17 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Dalle antiche usanze legate alla commemorazione dei defunti alla riscoperta di un dolce autunnale che racconta la cultura gastronomica del Piemonte e della tradizione di Casa Savoia. Tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre, quando l’autunno colora di oro e di rame le campagne piemontesi e le prime nebbie avvolgono le pianure, ritorna una consuetudine gastronomica che merita di essere riscoperta: il Panettone dei Morti, oggi sempre più spesso chiamato Panettone dei Santi. Non si tratta semplicemente di un dolce stagionale, ma di una preparazione che richiama un mondo di usanze familiari, tradizioni religiose e antichi riti contadini. Un mondo nel quale il cibo non aveva soltanto la funzione di nutrire, ma rappresentava anche un gesto di rispetto, di accoglienza e di continuità tra le generazioni. La tradizione di preparare pani e dolci in occasione di Ognissanti e della Commemorazione dei Defunti è diffusa in diverse regioni italiane. In Piemonte si inserisce in un patrimonio di consuetudini popolari che, nel corso dei secoli, hanno accompagnato la vita delle famiglie, dalle campagne alle città, comprese quelle legate alla storia della corte sabauda.

Per comprendere il significato di questa preparazione bisogna tornare alle antiche credenze popolari. In molte località del Piemonte si riteneva che, nella notte tra il 1° e il 2 novembre, le anime dei defunti facessero ritorno alle proprie abitazioni. Le famiglie lasciavano talvolta la tavola apparecchiata, con acqua, vino, pane e altri alimenti, affinché i propri cari potessero trovare ristoro durante il loro breve ritorno. Appesa al caminetto una calza per lasciare dolci e doni per i bambini. Era un’usanza particolarmente significativa nelle comunità rurali, dove il rapporto con gli antenati era profondamente radicato nella vita quotidiana. La ricorrenza dei Santi e dei Morti coincideva inoltre con la conclusione dei lavori agricoli, il rientro delle mandrie dagli alpeggi e l’avvicinarsi della stagione invernale. In alcune zone piemontesi si preparavano zuppe particolari, castagne, pani rituali e biscotti conosciuti come ossa dei morti. Nelle Langhe, per esempio, esistevano anche i caritòt, grandi forme di pane distribuite in occasione dei funerali come gesto di solidarietà e carità.

La cultura gastronomica sabauda ha sempre attribuito grande importanza alla pasticceria e all’arte della confetteria. Alla corte dei Savoia il dolce non era soltanto una conclusione del banchetto, ma anche un elemento di rappresentanza, capace di esprimere prestigio, abilità artigianale e ricchezza delle materie prime. Già nel Medioevo e successivamente durante il periodo barocco, sulle tavole aristocratiche comparivano confetti, frutta candita, preparazioni a base di miele, mandorle e zucchero. I pasticceri di corte si cimentavano in composizioni elaborate, trasformando la pasticceria in una vera forma d’arte. Questa cultura del dolce conviveva con quella più semplice delle famiglie contadine, nelle quali le preparazioni delle ricorrenze venivano realizzate utilizzando ciò che la dispensa offriva: farina, frutta secca, miele, uvetta e spezie. È importante distinguere la storia documentata della pasticceria sabauda dalla tradizione popolare dei dolci dei defunti: non abbiamo una testimonianza storica sufficiente per attribuire direttamente alla corte dei Savoia l’invenzione del Panettone dei Morti. Possiamo però riconoscere come entrambe appartengano alla lunga storia gastronomica piemontese.

Il cambiamento del nome, da Panettone dei Morti a Panettone dei Santi, rappresenta una sensibilità contemporanea che tende a valorizzare soprattutto la ricorrenza religiosa di Ognissanti, celebrata il 1° novembre. Il riferimento ai Santi restituisce al dolce una dimensione più luminosa e conviviale, senza cancellare il significato originario della ricorrenza del 2 novembre. In fondo, le due giornate sono unite da un unico filo conduttore: il ricordo, la riconoscenza e il legame affettivo con chi ci ha preceduto. Il nome può cambiare, ma rimane intatto il significato culturale di una preparazione che accompagna una delle ricorrenze più sentite della tradizione popolare. Oggi, in un’epoca nella quale le festività vengono spesso trasformate in occasioni commerciali, recuperare il significato di queste preparazioni significa anche restituire valore alla cultura gastronomica locale. Il Panettone dei Santi può diventare un’occasione per riportare sulle tavole ingredienti del territorio, valorizzando le nocciole delle Langhe, il miele delle vallate alpine, le noci, le mandorle e le produzioni artigianali dei piccoli laboratori di pasticceria. Può essere servito a fine pasto, accompagnato da un Moscato d’Asti, oppure gustato nel pomeriggio con una tazza di cioccolata calda, altra grande protagonista della tradizione dolciaria piemontese. È proprio in queste occasioni che la cucina dimostra la propria capacità di conservare la memoria: attraverso una ricetta, un profumo, un ingrediente e un gesto tramandato da una generazione all’altra. Il Panettone dei Santi non è soltanto un dolce d’autunno: è un piccolo patrimonio di memoria gastronomica, un modo per celebrare la vita ricordando chi ci ha lasciato.

E forse è proprio questo il significato più autentico delle antiche tradizioni piemontesi: mantenere vivo il passato attraverso la convivialità, la cultura del territorio e il piacere di condividere il cibo.

 
 
 

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