LE VIE DEL SALE E DELL'OLIO DALLA SPAGNA, FRANCIA E ITALIA VERSO L'EUROPA. LA VIA DEL SALE PROVENZALE, LA COSTA ATLANTICA, IL PORTO DI MARSIGLIA PONTE TRA MARE E MONTAGNE UNA EREDITÁ ANCORA VISIBILE
- ROMEO FERRERO

- 2 giorni fa
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Aggiornamento: 1 giorno fa

Nel mondo antico e medievale, alcune merci erano così essenziali da determinare la nascita di grandi assi di comunicazione. Tra queste, sale e olio d’oliva occupano un posto centrale. Le Vie del Sale e le Vie dell’Olio, sviluppatesi lungo le coste del Mediterraneo e dell’Atlantico, collegarono la Spagna, la Francia e l’Italia con l’Europa interna, creando una rete di scambi economici e culturali che ha contribuito a plasmare il continente. Per secoli il sale è stato una risorsa strategica, preziosa quanto l’oro. Indispensabile per la conservazione degli alimenti, per l’alimentazione e per numerose attività artigianali, ha profondamente influenzato l’economia, i paesaggi e le relazioni tra i popoli. Da questa centralità nacquero le Vie del Sale, una rete di itinerari commerciali che collegava le coste francesi con le regioni interne dell’Europa.
Il principale snodo del Mediterraneo francese fu Marsiglia, grande porto commerciale fin dall’antichità greco-romana. Da qui il sale, proveniente sia dalle saline locali sia da altri scali mediterranei, veniva raccolto e redistribuito verso l’entroterra provenzale e oltre. Accanto a Marsiglia, le saline della Camargue, in particolare Aigues-Mortes e Salin-de-Giraud, costituirono uno dei più importanti poli di produzione del sale in Francia. Queste aree umide, sfruttate già in epoca romana, alimentarono un commercio continuo e capillare.
Le Vie del Sale provenzali risalivano la valle del Rodano, attraversando città come Arles e Avignone, per poi dirigersi verso le regioni alpine e i grandi valichi montani, collegando il Mediterraneo all’ Europa continentale. Un altro centro fondamentale fu Nizza, città strategicamente collocata tra il mare e le montagne. Grazie alla sua posizione sulla Riviera mediterranea, Nizza divenne un importante punto di raccolta e smistamento del sale. Da qui partivano itinerari che risalivano rapidamente l’entroterra, attraversando borghi e valli alpine. Queste vie consentivano di superare la barriera naturale delle Alpi e di raggiungere il Piemonte e la pianura padana, rendendo Nizza un nodo essenziale nei traffici tra il Mediterraneo e l’Europa settentrionale. Anche la costa atlantica francese svolse un ruolo di primo piano. Le saline di Guérande, in Bretagna, erano rinomate per la qualità del loro sale, considerato tra i migliori d’Europa. Da qui il prodotto veniva trasportato lungo la Loira, raggiungendo città come Nantes, Angers e Tours, importanti centri di scambio. Più a sud, la costa dell’Aquitania sfruttava il sistema fluviale della Garonna. Da Bordeaux, il sale risaliva verso Tolosa e i Pirenei, integrando percorsi terrestri e fluviali e garantendo una distribuzione efficiente verso l’interno.

Pur privo di grandi saline, il Principato di Monaco ebbe un ruolo strategico di primo piano. Il suo porto rappresentava un punto di approdo e di transito per il sale mediterraneo, che veniva poi ridistribuito verso l’entroterra. Da Monaco e dai centri costieri vicini come il porto di Nizza, si sviluppò una Via del Sale alpina che risaliva attraverso La Turbie, Sospel e il Col di Tenda, collegando direttamente la costa con le pianure del Piemonte. Questo percorso, impervio ma fondamentale, rafforzò per secoli i legami economici e culturali tra il Mediterraneo e l’Europa interna. Oggi le Vie del Sale rappresentano una preziosa eredità storica e culturale. Mulattiere, fortificazioni, borghi e toponimi raccontano ancora la storia di questi antichi commerci. Molti di questi itinerari sono stati riscoperti come percorsi escursionistici e culturali, offrendo l’opportunità di leggere il territorio attraverso la sua storia. Accanto al sale, l’olio d’oliva rappresentò un altro pilastro dell’economia mediterranea. La Spagna, in particolare l’Andalusia (Baetica romana), fu uno dei principali centri di produzione già in epoca romana. L’olio spagnolo veniva esportato in enormi quantità, come testimoniano i reperti archeologici del Monte Testaccio a Roma. Dai porti di Cadice, Siviglia e Tarragona, l’olio viaggiava via mare verso la Gallia e l’Italia, ma anche via terra e via fiume verso l’interno della penisola iberica e oltre i Pirenei. La valle dell’Ebro e i passi pirenaici permisero il collegamento con la Francia meridionale, da cui l’olio proseguiva lungo il Rodano e verso le regioni alpine e danubiane.Pur trattando merci diverse, la Via del Sale e la Via dell’Olio condivisero una struttura simile: Porti mediterranei e atlantici come punti di partenza, fiumi navigabili come assi principali di penetrazione verso l’interno, valichi montani come soglie strategiche, città di scambio che divennero centri economici e culturali. Se il sale garantiva la sopravvivenza, l’olio rappresentava la cultura alimentare e simbolica del Mediterraneo, utilizzato non solo come alimento ma anche per l’illuminazione, la cosmesi e i rituali religiosi. L’incontro tra le Vie del Sale e le Vie dell’Olio contribuì alla diffusione di uno stile di vita mediterraneo nell’Europa interna. Attraverso queste rotte non viaggiavano solo merci, ma anche tecniche agricole, modelli urbani, tradizioni culinarie e idee.

La via del sale e dell'olio (in Liguria, Piemonte, Lombardia, ma anche in altre zone d’Europa) era una rete di percorsi montani usati fin dall’antichità per trasportare il sale, bene essenziale e pesantemente tassato. Proprio le gabelle sul sale favorirono il contrabbando. Lungo la Via del Sale non si trasportava solo il sale: spesso venivano portati anche altri elementi essenziali per la sopravvivenza, soprattutto alimenti che si potevano conservare a lungo e che integravano la dieta nelle zone interne. Acciughe sotto sale: fonte di proteine e grassi essenziali, facilmente trasportabili e conservabili. Legumi secchi (fagioli, ceci, lenticchie): fonte di proteine vegetali e carboidrati. Cereali e farina: base per pane e polenta, alimenti principali in montagna. Formaggi stagionati: proteine e grassi, durevoli senza frigorifero. Carni salate o affumicate: per periodi in cui non era disponibile carne fresche. Le comunità montane avevano scarso accesso a prodotti freschi dal mare o dalle pianure. Il sale permetteva non solo di conservare il pesce, ma anche di trasformare e preservare altri alimenti per lunghi viaggi. Così nascevano catene di scambio vitali: il sale e i prodotti conservati diventavano strumenti di sopravvivenza e di commercio. Oggi, riscoprire queste antiche vie significa leggere il territorio come un grande archivio storico a cielo aperto, dove il paesaggio racconta una storia fatta di scambi, fatica e ingegno. Sale e olio, elementi semplici e quotidiani, furono in realtà i protagonisti silenziosi della costruzione dell’Europa.




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