A MONTECARLO PER IL TEATRO DELLA VITA: MICHELE LA GINESTRA E IL TALENTO DEL TRASFORMISMO EMOTIVO: "M'ACCOMPAGNO DA ME" COME VIAGGIO NELL'ANIMO UMANO.
- ROMEO FERRERO

- 2 giorni fa
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Aggiornamento: 2 giorni fa

Nel panorama del teatro contemporaneo italiano, Michele La Ginestra si distingue per una qualità sempre più rara: la capacità di coniugare leggerezza e profondità, comicità e introspezione, in un equilibrio naturale e coinvolgente. In “M’accompagno da me” questa poliedricità esplode in tutta la sua forza espressiva, dando vita a un affresco umano fatto di volti, età, fragilità e sogni che si intrecciano in un unico, coerente racconto. La Ginestra non si limita a interpretare personaggi: li abita. Attraverso minime variazioni di postura, ritmo, timbro vocale e sguardo, costruisce figure nettamente riconoscibili, ciascuna con una propria dignità emotiva e una propria verità scenica. Il pubblico assiste così a una sorta di galleria umana, dove ogni protagonista è un frammento di esistenza che riflette qualcosa di universale. La forza dell’interpretazione sta proprio nella capacità dell’attore di passare da un registro all’altro senza soluzione di continuità. La comicità nasce spesso da situazioni riconoscibili, da tic comportamentali e da contraddizioni quotidiane, ma sotto la superficie si avverte sempre una tensione più intima: il bisogno di sentirsi accettati, compresi, accompagnati. Ed è qui che il titolo dell’opera rivela la sua chiave più autentica. Il filo che lega la prima figura all’ultima è infatti il tema della solitudine e della ricerca di compagnia, prima ancora che negli altri, dentro sé stessi. Il personaggio iniziale appare spesso come un individuo alle prese con la propria interiorità, quasi in dialogo con un’assenza. L’ultimo, pur nella sua evoluzione o nel mutamento di contesto, sembra chiudere un cerchio: non è più soltanto in attesa di qualcuno che lo accompagni, ma scopre la possibilità di “accompagnarsi” da solo, di riconciliarsi con le proprie fragilità.

In questo percorso, La Ginestra compie un’operazione teatrale raffinata: mostra come i diversi personaggi non siano che sfaccettature di un’unica identità. È come se ogni figura fosse un poliedro della stessa anima, un riflesso diverso di un medesimo nucleo emotivo. L’attore diventa così strumento e specchio, trasformandosi di volta in volta senza mai perdere coerenza narrativa. Dal punto di vista tecnico, colpisce la precisione dei tempi comici, l’uso calibrato delle pause, la gestione dello spazio scenico essenziale ma mai povero. La parola è protagonista, ma il corpo la sostiene e la amplifica. Ogni gesto è funzionale, ogni inflessione costruisce senso. È un teatro che vive di presenza e di ascolto, capace di coinvolgere lo spettatore in modo diretto, quasi confidenziale. M’accompagno da me non è soltanto uno spettacolo di intrattenimento: è un viaggio ironico e toccante nelle pieghe dell’esistenza quotidiana. Michele La Ginestra dimostra qui tutta la sua maturità artistica, confermandosi interprete sensibile e versatile, capace di far ridere e riflettere nello stesso istante. E quando il sipario si chiude, resta la sensazione di aver incontrato non molti personaggi, ma molte parti di noi stessi. Perché, in fondo, accompagnarsi da sé significa imparare a riconoscere e accogliere tutte le proprie sfumature, proprio come fa, sul palco, Michele La Ginestra.

Un altro elemento che rende M’accompagno da me un’esperienza teatrale viva e irripetibile è la straordinaria capacità di Michele La Ginestra di interagire con il pubblico, trasformando la platea in parte integrante dello spettacolo. Non si tratta di semplici battute rivolte agli spettatori, ma di un vero e proprio dialogo scenico, spontaneo e calibrato, che rompe la quarta parete senza mai risultare invadente. La Ginestra possiede un raro istinto teatrale: sa “leggere” la sala. Ne percepisce l’energia, i tempi di reazione, i silenzi, e su questi costruisce variazioni, improvvisazioni, rilanci comici. In alcuni momenti sceglie uno spettatore, apparentemente a caso, e lo rende interlocutore diretto della scena. È qui che emerge la sua finezza: la persona coinvolta non diventa mai bersaglio, ma complice. Non è oggetto di scherno, bensì parte attiva di un gioco teatrale intelligente e rispettoso. In questi frangenti si coglie tutta la sua padronanza scenica: sa spingersi fino al limite dell’imprevedibilità senza mai perdere il filo narrativo dello spettacolo. L’interazione non è un corpo estraneo, ma si inserisce armonicamente nel tessuto della commedia, arricchendola di autenticità. Il pubblico ride non solo per la battuta, ma per la sorpresa di assistere a qualcosa di non scritto, di irripetibile. Questa capacità rafforza ulteriormente il senso profondo dello spettacolo. Se il filo conduttore è la ricerca di compagnia e il dialogo con sé stessi, l’apertura verso la platea diventa il gesto concreto di quel bisogno di relazione. L’attore che si “accompagna da sé” sceglie, allo stesso tempo, di accompagnarsi agli altri. Il teatro diventa così luogo di incontro reale, non solo rappresentazione. La Ginestra dimostra che la comicità più efficace nasce dall’ascolto. Lontano da ogni aggressività o improvvisazione fine a sé stessa, costruisce un rapporto di fiducia con il pubblico. Chi viene coinvolto si sente parte di un gioco condiviso, mai messo in imbarazzo. È una comicità elegante, partecipata, umana. Ed è forse proprio in questi momenti di scambio diretto che si percepisce la maturità dell’interprete: Michele La Ginestra non domina la scena, la condivide. E trasformando uno spettatore in protagonista per qualche minuto, ricorda a tutti che il teatro è un atto collettivo, un’esperienza che vive dell’incontro tra chi racconta e chi ascolta.

La programmazione de Il Teatro della vita continua e ci da appuntamento sempre al Theatre des Muses di Monaco il 25 marzo 2026 ore 19,30 con "Luomo e il pescatore" con Ciro Cesarano e Fabio Gorgolini. Come d'abitudine prenotazione sul sito de Il teatro della vita.




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