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QUANDO IL MARE INCONTRA LE ALPI. COSTA AZZURRA E PIEMONTE: AFFINITÁ CULTURALI E GASTRONOMICHE. IL 28/02/2026 A MENTONE LO SLOW FOOD MONACO-RIVIERA CÔTE D'AZUR PROPONE UN PRANZO TUTTO PIEMONTESE (MENÙ)

Aggiornamento: 9 ore fa

Tra l’azzurro del Mediterraneo e le cime alpine esiste da secoli un dialogo silenzioso ma continuo. La Costa Azzurra e il Piemonte, apparentemente lontani per paesaggi e clima, sono in realtà legati da una fitta rete di scambi culturali, umani e gastronomici. A fare da ponte è stata soprattutto la Via del Sale, insieme alla pratica della transumanza, che ha favorito l’incontro di tradizioni, ingredienti e ricette. Prima delle ferrovie e delle grandi vie commerciali moderne, il sale rappresentava una risorsa vitale. Dalla costa ligure e dalla Costa Azzurra, il sale marino risaliva verso il Piemonte attraverso mulattiere che attraversavano le Alpi Marittime e le valli cuneesi. In cambio, scendevano verso il mare formaggi d’alpeggio, carni conservate, cereali e vino. Questi percorsi non trasportavano solo merci: idee, saperi e ricette viaggiavano insieme ai mercanti, ai pastori e ai contrabbandieri. Le cucine locali si sono così contaminate, dando origine a sorprendenti affinità.

La transumanza stagionale dei pastori piemontesi verso le zone più miti del sud e della costa ha avuto un ruolo centrale. I pastori portavano con sé tecniche di caseificazione, l’uso del burro e dei formaggi stagionati, mentre assorbivano dalla costa l’uso dell’olio d’oliva, delle erbe aromatiche e delle verdure. Questo continuo andare e tornare ha creato una cucina essenziale, nutriente e adattabile, capace di utilizzare ingredienti semplici ma ricchi di sapore. Nonostante le differenze geografiche, le due culture condividono alcuni tratti fondamentali: Centralità dei prodotti poveri, come farine, legumi e verdure, L'uso delle erbe spontanee (timo, maggiorana, rosmarino, salvia), cotture lente e piatti unici, adatti ai viaggi e alla vita pastorale, pane e focacce come base dell’alimentazione quotidiana. La bagna cauda piemontese e l’anchoïade provenzale sono forse l’esempio più emblematico di questa parentela culinaria.

Vitello tonnato nel menù del 28 febbraio 2026
Vitello tonnato nel menù del 28 febbraio 2026

Entrambe a base di acciughe conservate sotto sale, aglio e olio (o burro, nella versione piemontese), nascono come piatti conviviali e popolari, pensati per condividere il cibo intorno a un tavolo. La farinata di ceci (fainà in Piemonte, socca a Nizza) è un altro simbolo di questa continuità culturale. Stessi ingredienti , farina di ceci, acqua, olio e sale , stessa funzione: un cibo nutriente, economico e facilmente trasportabile lungo le rotte commerciali. Gli gnocchi verdi, i ravioli di borragine e le preparazioni simili presenti sia sulle Alpi piemontesi sia nell’entroterra della Costa Azzurra riflettono l’uso sapiente delle erbe spontanee raccolte durante i percorsi di transumanza. L’abbinamento tra formaggi stagionati e acciughe sotto sale, tipico di alcune zone del Cuneese, racconta in modo diretto lo scambio tra montagna e mare: il sale e il pesce conservato arrivavano dalla costa, mentre i formaggi scendevano dalle valli. Oggi la Via del Sale è diventata un itinerario storico e turistico, ma il suo valore più profondo resta culturale. Le cucine del Piemonte e della Costa Azzurra continuano a raccontare una storia comune fatta di necessità, ingegno e condivisione. Riscoprire queste affinità significa non solo valorizzare ricette antiche, ma anche riconoscere che il confine tra mare e montagna, tra Francia e Italia, è sempre stato più poroso di quanto sembri. In cucina, come nella storia, le strade contano più delle frontiere.

bollito misto piemontese nel menù del 28 febbraio 2026
bollito misto piemontese nel menù del 28 febbraio 2026

Il consiglio del direttivo dello Slow Food Monaco Riviera côte d'azur ha programmato per l'hanno 2026 un itinerario gastronomico basato sulla cultura e sulle tradizioni del suo territorio. Dopo la cena conviviale del 23 gennaio 2026 al ristorante Azur del Novotel di Monaco in occasione della Gallette des Rois, l'associazione propone per il 28 febbraio 2026 a Mentone al ristorante Petit Prince all'hotel Principe di Galles un pranzo con un menù preparato dallo chef Renato CARLINI, tutto Piemontese con un piccolo accenno per l'aperitivo alla Costa Azzurra quasi a passare il testimone poi al Piemonte con le sue tradizioni gastronomiche.

Tutti i vini serviti provengono dal Piemonte e precisamente da Canelli in provincia di Asti dove lo chef Giorgio Cirio li produce con le uve dei suoi terreni nell'Agriturismo Rupestr. Con gli aperitivi, le mise en bouche e l'entrée verrà servito un Asti-secco2025, mentre per i ravioli del plin ed il bollito piemontese l'abbinamento ideale è il Dolcetto d'asti 2024. Con la torta di nocciole " la tonda gentile delle langhe" si potrà gustare e conoscere il Moscato d'Asti 2025.

L’Asti Secco Rupestr rappresenta un’interpretazione moderna ed elegante del Moscato Bianco del Piemonte, capace di coniugare l’identità aromatica del vitigno con uno stile secco e gastronomico. Denominazione: Asti DOCG, Vitigno: 100% Moscato Bianco, Zona di produzione: Piemonte – area collinare di Asti Alla vista si presenta di colore giallo paglierino brillante con un perlage fine e persistente. Al naso esprime note intense e tipiche del Moscato Bianco: fiori bianchi, agrumi, pesca e leggere sfumature erbacee. Al palato è secco, fresco e armonico, con un finale pulito e piacevolmente minerale. Prodotto con metodo Martinotti (Charmat), l’Asti Secco Rupestr valorizza la freschezza e gli aromi primari dell’uva, riducendo il residuo zuccherino rispetto all’Asti tradizionale. Grazie alla sua versatilità, l’Asti Secco Rupestr è ideale per:Aperitivi eleganti, Buffet internazionali, Antipasti di pesce e crudité di mare, Piatti vegetariani, Cucina asiatica leggera, Formaggi freschi. Temperatura di servizio: 6–8 °C, Calice consigliato: flute o calice da spumante di media ampiezza. L’Asti Secco Rupestr si propone come alternativa originale a Prosecco e Crémant, perfetta per contesti diurni, eventi raffinati e proposte enogastronomiche contemporanee.

Il Dolcetto d’Asti “Rupestr” esprime con autenticità il carattere più schietto e territoriale di questo vitigno piemontese. Nel calice si presenta di un rosso rubino intenso, con riflessi violacei che ne sottolineano la giovinezza e la vivacità. Al naso offre un profilo franco e immediato, dominato da note di frutta rossa fresca – ciliegia, mora e prugna – accompagnate da delicati sentori floreali di violetta e da lievi accenni speziati e minerali, che richiamano l’origine collinare e il nome stesso Rupestr, evocativo di suoli compatti e ricchi di personalità. Al palato è secco, equilibrato e armonico, con una struttura media ben sostenuta da una fresca acidità e da tannini morbidi ma presenti, tipici del Dolcetto. Il sorso è scorrevole, pulito, con un finale piacevolmente persistente e leggermente mandorlato, cifra stilistica del vitigno. Un vino schietto e conviviale, capace di coniugare immediatezza e identità territoriale, ideale in abbinamento alla cucina piemontese, ai primi piatti saporiti e alle carni.

Per saperne di più sul Moscato d'Asti, consultate il nostro articolo seguendo questo link.


 
 
 

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